Il Mattino - Napoli 8112010 Bondi in visita agli Scavi: se avessi delle responsabilità me ne andrei Altre domus a rischio Mappa della sovrintendenza: la casa dei gladiatori da rinforzare I turisti contestano il ministro All'indomani del crollo della Scuola dei Gladiatori definita dal presidente Napolitano «una vergogna per l'Italia» il ministro per i Beni culturali Bondi arriva a Pompei e risponde al capo dello Stato: «Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il ministro, contestato dai turisti negli Scavi assicura che i fondi per Pompei ci sono e annuncia una cabina di regia. Ma resta un dato molto allarmante: la casa crollata era considerata ad alto rischio fin dal 2006, non più tardi di quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla fine degli anni '90. E l'esperto inglese Wallace-Hadrill avverte: le case a rischio di crolli sono dozzine e dozzine, solo nell'Insula 9 dove ho lavorato personalmente ci sono almeno 3-4 edifici a rischio, tra cui la Casa del Frutteto. «Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il ministro risponde pubblicamente al presidente Napolitano che poche ore dopo l'incidente ha chiesto ufficialmente «spiegazioni», «presto e senza ipocrisie», per la «vergogna» di Pompei e che in una telefonata privata, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe usato però toni ancora più duri tanto che il responsabile dei Beni Culturali si sarebbe addirittura offerto di rimettere il proprio mandato. Il giorno dopo il crollo Sandro Bondi è a Pompei per un sopralluogo e parla ai giornalisti dando le spalle al cumulo di pietre antichissime e pesanti blocchi di cemento armato in cui è ridotta la Schola Armaturarum, sul terrapieno ritenuto responsabile della fine, dopo ben venti secoli, della palestra degli antichi gladiatori. Non ha dubbi il ministro - confortato in questo da tutto lo staff tecnico del ministero e della soprintendenza con cui ha compiuto il sopralluogo - le ragioni del crollo «sono chiare e derivano da infiltrazioni d'acqua e dal restauro effettuato negli anni '50 con una copertura di cemento armato, che ha determinato il crollo dell'edificio». «Condivido tutte le preoccupazioni del capo dello Stato, la sua angoscia è anche la mia, ma posso dire che non ci sono responsabilità mie né di altri in quanto è accaduto. Altrimenti mi dimetterei», ribadisce il ministro annunciando che riferirà immediatamente al Parlamento e sottolineando ancora una volta che «il commissariato ha fatto grandi lavori» e che però, purtroppo, «ci sono altri edifici a rischio e sono possibili altri crolli». Un gruppo di guide contesta urlando i due anni di commissariamento che hanno «riempito gli Scavi di ologrammi» e che, alla faccia dello slogan «Pompei vive», avrebbero invece portato il sito alla morte, e Bondi fa fatica a farsi sentire quando conferma che gli affreschi della Schola «restano intatti e che l'edificio potrà essere restaurato completamente». I primi tecnici dovrebbero arrivare a Pompei oggi stesso, mentre al ministero, dove si sta già predisponendo un piano nazionale per la cultura, ci si metterà al lavoro per mettere a punto subito anche un piano straordinario per la manutenzione degli edifici pompeiani. Al più presto, poi, un comitato di «saggi» costituito dal direttore generale dei Beni Archeologici del ministero Stefano De Caro e dal presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini dovrebbe affiancare il lavoro scientifico della soprintendenza che sarà retta ad interim da Jeannette Papadopoulos fino a1 31 dicembre. Perché poi da mezzo secolo, come dice il segretario generale del ministero Carlo Cecchi, nel più grande sito archeologico del mondo che oggi può vantare percorsi dedicati a mamme con passeggini e disabili e a ciclisti, non venga fatta la manutenzione ordinaria, in realtà, non si riesce a capire. Tanto più che a Pompei i soldi non mancano. Lo ha sempre detto l'ex commissario Marcello Fiori e lo ha ribadito ancora una volta ieri il ministro per il quale, invece, il vero problema è nella difficoltà di far funzionare i meccanismi di spesa delle soprintendenze. Per Bondi la soluzione per Pompei è in una Fondazione come quella immaginata dal suo predecessore Rutelli o come quella che oggi «governa» il Museo Egizio di Torino, e nell'inserimento nelle soprintendenze di «nuove figure professionali di stampo manageriale che potrebbero essere reclutate tra i tanti giovani laureati in gestione dei beni culturali».
Crollo a Pompei, l'allarme già nel 2006
Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi arriva a Pompei per un sopralluogo dopo il crollo della Scuola dei Gladiatori. Il ministro contesta le accuse dei turisti e dei critici, affermando che il crollo è stato causato da infiltrazioni d'acqua e dal restauro effettuato negli anni '50 con una copertura di cemento armato. Il ministro rivendica il grande lavoro fatto e afferma di non avere responsabilità nel crollo. Il ministro annuncia che riferirà immediatamente al Parlamento e sottolinea che ci sono altri edifici a rischio. Il ministro propone l'idea di creare una Fondazione per la manutenzione degli edifici pompeiani.
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