SONO pari grado, entrambi importanti dirigenti pubblici, con interessi comuni, affrontati però con ruoli diversi e poteri differenti, in due amministrazioni distinte. Sono Alberto Vanelli e Mario Turetta. Il primo è da tempo il «Direttore regionale ai Beni culturali» e dipende dalla Regione. Il secondo è il nuovo «Direttore regionale per i Beni culturali», appena istituito dal Ministero, al posto del Soprintendente Regionale. La riforma ministeriale ha fatto sì che Vanelli e Turetta, pur facendo mestieri distinti, sembrino formalmente l'uno il clone dell'altro. L'omonimia, con gli equivoci che comporta, è evidente. L'onere di fare le doverose distinzioni spetta solo a due piccole parole: «ai» e «per», rispettivamente una preposizione articolata e una semplice. Hanno l'affannoso compito di distinguere i due «Direttori», in una Babele linguistica che in Piemonte già incomincia a creare perversi qui prò quo, che si ripropongono nelle altre Regioni, dove il Ministero riqualifica come «Direttori» i vecchi «Soprintendenti regionali». Perché? «Per sottolineare la differenza di competenze rispetto i Soprintendenti di settore» spiega Turetta. «La figura del nuovo "Direttore regionale per i beni culturali" è sovraordinata agli altri. Loro conservano la tutela dei Beni e la ricerca scientifica, mentre il Direttore deve mediare le politiche di governo del territorio fra Stato, Regione ed enti locali». Invece Vanelli, quale «Direttore regionale ai beni Culturali», quali compiti ha? «Esercito - spiega - tutti i poteri amministrativi e organizzativi necessari per realizzare i programmi approvati dalla Regione a favore dei Beni culturali». Speriamo che il pubblico capisca. «Il rischio di confondere le idee ai cittadini c'è» ammette Vanelli. «L'aveva già colto il Presidente della Regione Enzo Ghigo. Quando il Ministero decise la riforma fece notare l'omonimia. Scrisse a Roma. Gli risposero che ormai il Ministro aveva firmato il decreto e che le cose per ora andavano così». Per i filologi della burocrazia, ci sono pure loro, tutto è invece chiaro. Si affidano con fede alle due parolette «ai» e «per». Ricordano come i compianti Carlo Giulio Argan e Giovanni Spadolini sapessero apprezzarne le sottili sfumature: «La parola "ai" riferita ai Beni culturali - spiegano - evoca la loro proprietà. Infatti Vanelli "Direttore ai" si occupa dei Beni propri della Regione. Mentre la parola "per" va interpretata "a vantaggio di" e ben si applica al ruolo di Turetta, che s'interessa di tutti i beni del territorio, a prescindere dal loro possesso».
Turetta e Vanelli, due gemelli ai Beni Culturali
Due amministratori pubblici, Alberto Vanelli e Mario Turetta, hanno ruoli diversi e poteri differenti in due amministrazioni distinte. Vanelli è il Direttore regionale ai Beni culturali, dipendente dalla Regione, mentre Turetta è il nuovo Direttore regionale per i Beni culturali, istituito dal Ministero. La riforma ministeriale ha creato un'omonimia tra i due ruoli, con Vanelli che sembra il clone di Turetta. Per distinguere tra i due, si utilizzano le parole "ai" e "per", con "ai" riferita alla proprietà della Regione e "per" a vantaggio di tutti i beni del territorio. Il compito di distinguere è affidato a due piccole parole, che possono creare equivoci.
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