Anche se ora Tremonti promette di restituire qualche soldo all'Università (sempre troppo pochi, un terzo in meno rispetto al 2009) per rendere possibile il varo della riforma Gelmini, la situazione della cultura nel nostro paese resta disperante, con prospettive sempre più nere. La Biblioteca "Di Vittorio" Cgil di Bergamo lancia la proposta di uno "sciopero per la cultura" da tenere sabato 11 dicembre nel maggior numero possibile di città italiane, con la partecipazione attiva di intellettuali, artisti, esponenti della cultura e dello spettacolo che mettano la loro professionalità a disposizione dei cittadini. Quello che segue è il testo dell'appello alla mobilitazione. SABATO 11 DICEMBRE SCIOPERIAMO PER LA CULTURA La cultura non si mangia ma nutre cervello, cuore e coscienza. In Italia stiamo assistendo ad un pesante taglio alle risorse destinate al mondo della cultura e dello spettacolo. Alle diffuse proteste e alle stesse timide obiezioni del Ministro Bondi il responsabile dell'economia Tremonti non ha trovato di meglio che replicare: "la cultura non si mangia" . L'infelice sortita richiama tristi precedenti, dal "quando sento parlare di cultura, metto mano al revolver" del nazista Goebbels al "culturame" di scelbiana memoria, rinverdito di recente dal ministro Brunetta. Ci sono politici e uomini di governo che fanno sfoggio del proprio disprezzo per il sapere e per gli intellettuali. Ci ricordiamo le immagini inusuali dello sciopero alla Scala ma se abbiamo pensato che quello fosse un avvenimento lontano da noi, presi in una crisi economica che ha messo a rischio il lavoro e il futuro di molti italiani, chi non si è lamentato in questi ultimi mesi di non trovare più l'ultimo libro del proprio autore preferito nella biblioteca sotto casa, di non poter più leggere la rivista che consultava da anni, e magari di un orario ridotto della stessa struttura? La riduzione dei finanziamenti sta tagliando le gambe alle compagnie teatrali, agli artisti, agli organizzatori di mostre, ai conversatori dei musei; sono in crisi i restauri delle opere d'arte e dei monumenti storici. Insomma, una risorsa - che, tra l'altro, dovrebbe aiutare a far ripartire l'economia - vive un periodo drammatico. Insieme al rischio per la coscienza civile e sociale, sono a rischio posti di lavoro per migliaia di donne e di uomini nel nostro paese. E' da qui che nasce l'idea di uno sciopero per la cultura, uno sciopero a rovescio perché prevede che per un giorno intellettuali, artisti, esponenti della cultura e dello spettacolo, donne e uomini liberi mettano a disposizione la loro professionalità e il loro talento. Ci auguriamo siano in molti a raccogliersi quel giorno in diversi luoghi delle nostre città, per leggere, suonare, cantare, dipingere, recitare. Da una stazione ferroviaria all'atrio di un palazzo pubblico, da una biblioteca a un museo, da una pinacoteca a un albergo popolare, e poi da una città ad un'altra una staffetta virtuale per dire che promuovere la cultura significa investire per lo sviluppo civile e morale di una comunità, che senza cultura la vita è più difficile, è più buia. Uno sciopero al contrario, per far capire quanto sia prezioso ciò che ci stanno togliendo a poco a poco.