parla giuseppe proietti, in pensione da poche settimane NAPOLI. Per l'ex sovrintendente di Pompei-Ercolano Giuseppe Proietti, andato in pensione da poche settimane e ultimo dirigente prima della gestione commissariale, «la pesantezza del tetto, unita alla cedevolezza del terreno, avrebbe fatto crollare tutte le pareti della Domus dei Gladiatori». Ma, è lui stesso a sostenerlo, «in passato non c'erano stati particolari motivi d'allarme». Dottor Proietti, com'è possibile che accadano cose simili? «Le motivazioni del crollo saranno stabilite dalle varie inchieste già partite. Al momento si può sostenere l'ipotesi di una doppia causa: il restauro del tetto con materiali troppo pesanti e le infiltrazioni d'acqua». Non si era verificato alcun segnale di pericolo negli ultimi tempi? «La Schola Armaturarum non era segnalata come una situazione a rischio. L'edificio è però molto vicino a settori della città non ancora scavati. Anche questo avrebbe reso il terreno più cedevole, specie con le piogge. Non era aperta al pubblico ma non c'erano stati al suo riguardo particolari motivi di allarme». Quando era stato fatto un controllo sullo stato di conservazione delle case di Pompei? «Un rilievo complessivo delle Domus di Pompei, con un'indagine sullo stato di conservazione, era stato fatto all'inizio degli anni '80, subito dopo il terremoto dell'Irpinia che aveva causato, anche nell'area archeologica, notevolissimi danni con tremila edifici colpiti. L'indagine, conclusa nel luglio del 1981, era stata promossa dall'allora ministro del Bilancio Giorgio La Malfa con la collaborazione dei ministri dei Beni Culturali e della Difesa nonché dell'allora commissario straordinario di Pompei. la Schola Armaturarum era stata restaurata nel 1947 quando alla guida della Soprintendenza di Pompei c'era l'archeologo Amedeo Maiori. Secondo quella che era l'impostazione dell'epoca era stato completamente ricostruito il tetto, usando il cemento, ma anche le quattro pareti dell'edificio erano state in parte integrate». Un altro ex soprintendente di Pompei è Giovanni Guzzo, archeologo di fama internazionale, particolarmente critico con la politica del commissario straordinario voluto dal governo. Dice Guzzo: «Dalle fotografie direi che ci sono state infiltrazioni dalla pendice non scavata. Come successe a gennaio alla casa dei Casti Amanti, dove crollò l'edificio. La Schola Armaturarum si trova in quella parte addossata al settore Pompei non ancora portato alla luce. C'è un dislivello di terra lavica di 5-6 metri: lì ci piove e l'acqua spancia». Quando alla prevedibilità, l'ex soprintendente rimane prudente: «Non so se era prevedibile, ma dieci mesi fa è successa una cosa analoga a poche centinaia di metri: si doveva monitorare quella zona per vedere se c'erano pericoli. Meno male che il crollo è avvenuto quando non c'era nessuno. Il caso dei Casti Amanti non è stato peraltro mai chiarito. Ma come successe lì poteva succedere anche in po' più in là. Magari hanno fatto accertamenti. È un tipico caso da Protezione civile, è una frana... ». Poi, però, aggiunge: «Ognuno deve fare il mestiere suo. L'ho detto quando fu nominato commissario Profili nel 2008 e lo ripeto adesso: non ci si può improvvisare in un altro mestiere».
POMPEI L'ultimo sovrintendente: restauro sbagliato, il tetto rifatto con materiale troppo pesante
Giuseppe Proietti, ex sovrintendente di Pompei-Ercolano, sostiene che il crollo della Schola Armaturarum potrebbe essere stato causato dalla pesantezza del tetto e dalle infiltrazioni d'acqua. Proietti afferma che in passato non c'erano stati particolari motivi d'allarme e che il restauro del tetto con materiali troppo pesanti potrebbe essere stato un fattore. L'edificio era stato restaurato nel 1947 e le quattro pareti erano state in parte integrate. Un altro ex soprintendente, Giovanni Guzzo, sostiene che ci sono state infiltrazioni d'acqua dalla pendice non scavata e che il dislivello di terra lavica avrebbe reso il terreno più cedevole.
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