Sotto accusa la gestione dei super commissari e dei funzionari part-time Lacqua è uno dei più temibili agenti di degrado. A gennaio è venuto giù un muro presso la Casa dei Casti Amanti. E anche allora erano infiltrazioni Monitoraggio. Manutenzione. Sono le parole che ricorrono cercando le cause del crollo a Pompei. E tentando di capire ciò che è mancato, oltre alle risorse finanziarie e a una guida stabile e sicura. Si può cominciare da qui: gli scavi più famosi al mondo sono retti da una soprintendente, Jeanette Papadopoulos, che però è in carica da settembre e lo sarà sino alla fine del 2010. È la terza in poco più di un anno ed è ad interim, vale a dire che deve badare anche ad altro. Inoltre fino al 31 luglio, accanto al soprintendente, si sono succeduti diversi commissari, nessuno dei quali archeologo, tutti con poteri straordinari e in deroga. Lultimo, Marcello Fiori, era un dirigente della Protezione civile. Prima di Pompei si era occupato del termovalorizzatore di Acerra e del G8 a LAquila. «Il lavoro fondamentale a Pompei», dice Pietro Giovanni Guzzo, archeologo di fama e soprintendente dal 1994 al 2009, «consiste nella manutenzione. È un compito che non dà lustro, ma è il solo in grado di contenere il deperimento di quellorganismo urbano. Dal 1997 abbiamo messo in sicurezza oltre il 30 per cento dellintera area». Un lavoro, avrebbero detto i vecchi muratori, di "cuci e scuci": analisi e mappatura dei rischi e quindi interventi che vanno dai più impegnativi restauri alla riparazione di tegole, grondaie e alla canalizzazione delle acque. Ecco: lacqua è uno dei più temibili agenti di degrado. Infiltrazioni dacqua sarebbero anche allorigine del crollo di ieri. Aggiunge Guzzo: «A gennaio, a un centinaio di metri dallArmeria dei Gladiatori, sullo stesso versante di via dellAbbondanza, è venuto giù un muro presso la Casa dei Casti Amanti. Anche allora uninfiltrazione dacqua. Oltre, credo, al movimento di alcuni mezzi meccanici. È una zona a ridosso di un terrapieno che con le piogge si imbeve dacqua. In questi dieci mesi si è fatto un controllo accurato?». Secondo Italia Nostra, due anni di commissariamento hanno concentrato le scarse risorse della Soprintendenza «su iniziative mediatiche o di cosiddetta valorizzazione». A Pompei, replica Fiori, si è riusciti ad investire 65 milioni di euro per la messa in sicurezza dellarea. La Soprintendenza di Napoli e Pompei attraversa ora una fase delicata: sta vagliando i progetti avviati dal commissario, contro il quale sono stati presentati esposti alla Procura e sulla cui opera molte riserve ha sollevato la Corte dei Conti. Alcuni di quei progetti li prosegue, altri li boccia. È il caso di un contratto con Wind per un impianto di videosorveglianza che prevede di collocare pali alti 4 metri. La Soprintendenza ha avanzato molte obiezioni e ora arriveranno a Pompei gli ispettori del ministero. Un monitoraggio degli edifici di Pompei fu avviato dopo il terremoto del 1980. Vennero impiegati militari sotto la guida degli archeologi. Si iniziò una schedatura, cercando di stabilire quanto potesse durare un pavimento in quercia o un tetto in cemento armato. Oppure se erano necessari drenaggi nei terrapieni. Il lavoro è proseguito negli anni, ma sarebbe dovuto durare ancora, aggiornando i dati e intensificando i controlli. Basta poco per tornare indietro e per non accorgersi del rischio che sta correndo una domus. Da molti viene indicato lesempio virtuoso di Ercolano, dove da dieci anni va avanti un piano di manutenzione coordinato dalla Soprintendenza e dalla British School di Roma e finanziato dal Packard Humanities Institute, la fondazione americana presieduta da David Packard, magnate della finanza mondiale. Packard, senza aspettarsi utili e neanche ritorni di immagine, finora ha speso 16 milioni. Ma non per restauri, bensì, per esempio, per il recupero del sistema fognario antico, che ora agevola lo smaltimento delle acque. Ancora lacqua: ma a Ercolano di crolli non ce ne sono.
POMPEI - Lavori e manutenzione a singhiozzo la lenta agonia degli scavi-gioiello
La Soprintendenza di Pompei è stata accusata di gestione inefficiente e di concentrare le risorse su iniziative mediatiche. Il crollo di un muro presso la Casa dei Casti Amanti a gennaio è stato attribuito all'infiltrazione di acqua e a movimenti di mezzi meccanici. La Soprintendenza ha investito 65 milioni di euro per la messa in sicurezza dell'area, ma alcuni progetti sono stati bocciati dalla Corte dei Conti. Un monitoraggio degli edifici di Pompei è stato avviato dopo il terremoto del 1980, ma non è stato completato. A differenza di Pompei, la Soprintendenza di Ercolano ha avuto successo con un piano di manutenzione finanziato dalla fondazione americana Packard Humanities Institute.
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