In frantumi per le infiltrazioni dacqua. Il commissario: restauro non prioritario Oggi il responsabile dei Beni culturali sarà agli scavi dove incontrerà i funzionari POMPEI - Crolla Pompei, si sbriciola uno dei suoi edifici pubblici che più evocano il passato: la Schola Armaturarum (Domus dei Gladiatori), congregazione di giovani sportivi, dove venivano custoditi i trofei dei gladiatori. Alle sei di ieri mattina il palazzetto affacciato con due begli affreschi sulla frequentatissima arteria di via dellAbbondanza, nella regio III e insula II, si è dissolto in una nuvola di polvere. Uno smottamento del terrapieno che custodisce altri resti di Pompei, alle spalle della casa dopo le piogge che hanno fustigato il sud nei giorni scorsi, la causa del crollo. «Quello che è accaduto dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per lItalia», dice il presidente della Repubblica Napolitano, «e chi deve dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». Un monito raccolto dal ministro Sandro Bondi che oggi sarà a Pompei dove incontrerà i responsabili degli scavi. Immediatamente transennata, anzi "oscurata" alla vista di turisti e cronisti, con laiuto di teli bianchi, la Schola distrutta, mentre il percorso veniva deviato nei vicoli circostanti. Dove pure si vedono cornicioni sbriciolati e pezzi di muri caduti proprio in zona pedonale: la manutenzione non è il forte di Pompei. Il crollo è avvenuto alle sei del mattino, più tardi avrebbero corso seri rischi tanto i custodi, che proprio lì timbrano il cartellino, quanto le tante scolaresche che visitano gli Scavi. Secondo le dichiarazioni del segretario generale del Mibac Roberto Cecchi, sarebbe andata distrutta la parte ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre quella più bassa e affrescata dellunico ambiente di otto metri per dieci, alto sei metri, che ospitava presumibilmente armadi con armi, si sarebbe conservata. Ma una piramide di sassi e mattoni è quanto resta a prima vista del palazzetto dove la gioventù pompeiana si riuniva e che i gladiatori usavano come "show-room" per i loro trofei, raffigurati anche negli affreschi allingresso, con tuniche rosse, cataste di armi e una pelle di orso polare su un carro. Ledificio era chiuso ai visitatori, ma le pitture erano visibili allesterno, e non cera mai stato allarme. Anche se a gennaio e la scorsa settimana altri due crolli si erano avuti nella vicina Casa dei Casti Amanti, dove il commissario della Protezione civile Marcello Fiori, scaduto a giugno scorso, aveva creato un "cantiere-evento" visitato anche dal ministro Bondi per la Settimana dei beni culturali. Alle critiche della Uil, Fiori replica che ledificio crollato «non era nella lista delle priorità indicate dalla soprintendenza». Ma a Pompei dal '96 esiste un "piano-programma" che scheda ciascun edificio indicando le priorità di intervento: in circa dieci anni quelli sullarea scavata sono passati dal 14 al 31 per cento. Nel 2006 la legge 41 effettuò il primo taglio di 30 milioni e nel 2008 saltarono altri 40. Il budget per la gestione commissariale, affidata a due diversi responsabili, prima allex prefetto Profili e poi a Fiori, ammonta a 79 milioni di euro. Profili ne ha impegnati 40, di cui oltre il 90 per cento per restauri e messa in sicurezza con progetti redatti dalla soprintendenza di Pier Giovanni Guzzo. A Fiori sono andati 39 milioni di euro (18 che la Regione Campania deve ancora dare), ma per i restauri ha impiegato il 25 per cento. «Il nostro è il museo allaperto più grande del mondo - dichiara il sindaco di Pompei Claudio DAlessio, che protesta per il mancato coinvolgimento del Comune - ma viene trascurato: il cedimento delledificio è un crollo annunciato, la Schola attendeva da anni un restauro». Critici anche gli ambientalisti: «I milioni di euro spesi per lo smaccato falso del teatro restaurato - dichiara il presidente di Italia nostra di Napoli Guido Donatone - potevano essere utilizzati per monitorare le strutture di Pompei».