Parla larcheologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali La struttura ha ceduto a causa delle infiltrazioni dacqua e sotto il peso di una copertura di cemento obsoleta I soldi? Spesi bene. Un traguardo rispetto al passato quando si utilizzava solo un terzo dei fondi accumulati È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi: la gestione non si può lasciare nelle mani della soprintendenza «È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi». Larcheologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, allindomani del crollo della Schola Armaturarum, lancia lallarme: «La situazione è disastrosa ma lincedere delle polemiche va interrotto perché larcheologia in Italia si è trasformata assurdamente in un campo di scontro politico, una lotta fratricida che non porterà a nulla». Settantanove milioni di euro investiti e il crollo è avvenuto in via dellAbbondanza, epicentro di "Pompei Viva", rinascita dellarea firmata dal commissario Marcello Fiori. Non è un paradosso? «La Schola ha ceduto a causa delle infiltrazioni dacqua e sotto il peso di una copertura di cemento obsoleta, frutto di un precedente restauro. Ma le iniziative promosse dal commissariamento restano ben fatte. È stata unesperienza positiva e, soprattutto, mirata a singoli interventi di tutela e valorizzazione. Nessuno pretendeva di risolvere i problemi di unintera cittadina in un anno e mezzo». Qualche dubbio sui risultati? «La visita alla Casa dei Casti Amanti è godibilissima, ma la struttura costruita intorno è eccessivamente ridondante e protesa verso lesterno, andrebbe sicuramente ridimensionata». Soldi spesi bene dunque? «Soldi spesi, almeno. Un traguardo rispetto al passato, quando si utilizzava soltanto un terzo dei fondi accumulati e il resto giaceva in residui passivi. Se quelle risorse fossero state usate prima, molte case a rischio oggi verserebbero in buone condizioni. Ma è sterile affidarsi ad un facile rimbalzo delle colpe, il problema adesso riguarda soprattutto le casse prosciugate del ministero e la gestione sul lungo periodo. Non si può lasciare tutto esclusivamente nelle mani della soprintendenza, bisogna rafforzarla dal punto di vista manageriale e voltare pagina». In che modo? «É sciocco pensare che uno storico dellarte possa da solo guidare un sito che accoglie ogni giorno 15 mila visitatori, esula dalle sue competenze. Pompei è una città, e come tale va governata, attraverso la cooperazione tra diverse abilità, magari un sindaco e un gruppo di esperti. Il futuro degli Scavi va riscritto daccapo, puntando in primis su una campagna conoscitiva e di documentazione. Attualmente se un terremoto investisse larea, oltre la metà del patrimonio cadrebbe nelloblio per sempre. Manca soprattutto la manutenzione ordinaria, carenza ovviabile attraverso la creazione di apposite squadre interne di operai guidate da archeologi e pronte a porre riparo quotidianamente ai piccoli danni». Tornando alle polemiche di questestate, il restauro del Teatro Grande è stato criticato da molti addetti ai lavori, perplessità culminate nella denuncia presentata dalla Uil alle procure di Napoli e di Torre Annunziata. «Finirà tutto in una bolla di sapone. Si è tanto gridato allo scandalo, ma bisogna ricordare che si è trattato esclusivamente di progetti promossi in seno alla soprintendenza, volti ad una ragionevole scelta che guarda alla modernità: al posto della gradinata ormai cera un prato, e si è deciso di ricostruirla in tufo per andare incontro ai turisti e destinare il luogo alle rappresentazioni. Che cè di male? Accade anche a Taormina». Nel frattempo Pompei è diretta ad interim da Jeannette Papadopoulos. Perché il ministro Bondi tarda nella nomina di un soprintendente fisso? «Ci sono diverse posizioni da stabilire e una notevole scarsità di personale. Non si possono fare le nomine senza tener conto di un quadro organico. La cosa richiede il giusto tempo». Andiamo verso un nuovo commissariamento? «Lo escluderei, unopzione che mi troverebbe totalmente contrario».