Tuttavia, sarebbe utile sapere, in poche parole, dai prossimi candidati a sindaco che cosa vorranno fare per velocizzare il quinto capitolo per il vivere civile, rappresentato dalla "questione urbana di Napoli". Esso si trascina dal 2004, da ormai oltre sei anni, da quando è stata approvata la variante generale al Prg. È bene ricordare che il lavoro di formazione del piano aveva interessato lintero arco degli anni Novanta, un tempo lunghissimo. Tentiamo di ricapitolare - in breve - i paragrafi di questo quinto capitolo: la tutela dellintegrità fisica e dellidentità culturale del territorio; il restauro del centro storico; la valorizzazione del sistema delle aree verdi; la riconversione delle aree dismesse in nuovi insediamenti di grandi parchi urbani; la riqualificazione delle periferie, dei nuclei storici e delle espansioni edilizie più recenti. Tutto giusto, ma è un inverosimile e improbabile libro dei sogni, che col trascorrere del tempo si trasforma nellennesima aspirazione, lontana da una concreta attuazione. Puri enunciati teorici. Diciamolo senza infingimenti, la "questione urbanistica" a Napoli da troppo tempo è schiacciata da due opposte spinte derivanti dalla medesima struttura del Piano regolatore: da un lato leccessivo ricorso alla pianificazione esecutiva per i progetti di rinnovo e riqualificazione delle nuove componenti urbane e dallaltro lesasperato dettaglio normativo che interessa la disciplina, per esempio, del centro storico. Ha inciso e incide, in modo ugualmente negativo, la incapacità di dialogo delle istituzioni coinvolte nella formalizzazione delle decisioni. Finora, la Regione, la Provincia e le Soprintendenze appaiono afflitte da cronica autoreferenzialità. Ed è ora che finisca lo sterile potere di veto, capace solo di impedire ogni azione concreta. Esso condiziona il rinnovamento della città. Il confronto infinito sui progetti rimane ostaggio di logiche antagoniste che, paradossalmente, trovano concordia solo nella negazione aprioristica di ogni nuova proposta. Alla eterna contrapposizione delle istituzioni si aggiungono i due principali fattori che condizionano, dallesterno, la praticabilità del Piano regolatore e, quindi, delle trasformazioni urbanistiche della città, che diventa sempre più vecchia: in primo luogo, la scarsità delle risorse finanziarie della mano pubblica locale; in secondo luogo, una imprenditoria locale che non mette in gioco il suo capitale di rischio senza sapere i tempi e le modalità di ogni decisione. Candidati a sindaco parlate con chiarezza, scandite i tempi di realizzazione di questi cinque capitoli, perché tutto il resto è frusaglia che al cittadino comune non interessa.