MILANO I nemici dell'Arco della Pace sono l'età, duecento anni suonati considerando la posa della prima pietra, le intemperie e lo smog, responsabili dell'inesorabile logorio del marmo, come ben sanno i tecnici della Fabbrica del Duomo, che sopravvive da quasi sette secoli proprio per la manutenzione. E le pietre di Candoglia della cattedrale non sono, in questo, diverse da quelle di Crevola usate per l'arco trionfale di piazza Sempione. Costruito a puntate, tra il 1807 e il 1826, e a puntate restaurato: l'anno in cui è cominciato l'ultimo intervento, Silvio Berlusconi entrava in politica fondando Forza Italia e Roberto Baggio sbagliava un rigore contro il Brasile chiudendo un'amarissima finale del Mondiale americano. Così, mercoledì, una piccola decorazione ha ceduto, a pochi mesi dalla fine del restauro che Alberto Artioli, attuale sovrintendente ai beni architettonici, ha portato a compimento con caparbietà. Artioli, cosa è successo? «E caduta una rosetta, una delle migliaia che decorano il sottarco». Ma l'arco non è appena stato restaurato? «In quella parte i restauri erano stati fatti dieci anni fa». Dalla stessa ditta? «No, ma mi creda, qui non si tratta di negligenza. Magari fosse così». Magari? «Sarebbe più rassicurante, invece il problema, purtroppo, è che il marmo è stato esposto per secoli all'inquinamento. Probabilmente si è trattato di solfatazione (il cosiddetto "cancro del marmo", provocato dallo smog che trasforma il carbonato di calcio in solfato di calcio, una sostanza che polverizza la pietra, ndr). Ma potrebbe anche essere stata un'infiltrazione». Quella zona non era stata toccata nell'ultimo lotto dei lavori? «Sono stati effettuati interventi anche su parti già completate, proprio perché era passato tanto tempo, compresi controlli e consolidamenti. In qualche caso sono stati inseriti dei perni in acciaio, ma quando si tratta di decorazioni molto piccole, come questa, non è possibile». Ma non c'era modo di scoprire l'indebolimento in anticipo? «Se esistesse un metodo miracoloso, le assicuro che l'avremmo applicato. Purtroppo si tratta di una situazione insidiosa, può capitare che una venatura rimanga invisibile». Quindi non resta che incrociare le dita? «Non sto dicendo questo. Lunedì torneremo col carro mobile e vedremo di rimettere anche quella zona in sicurezza». Quando toglierete le transenne? «Lo sapremo soltanto dopo un saggio più approfondito. Spero comunque a breve».