Ora si valuta la possibilità di presentare un ricorso al Tar Il Museo Egizio, secondo al mondo dopo il Cairo, non è da considerare un ente di ricerca. Così ha deciso il ministro Tremonti, con una drastica risposta alla richiesta presentata dai vertici dell'ente. Il niet suscita il disappunto e l'imbarazzo del presidente Alain Elkann, peraltro consigliere del ministro Bondi. «Non mendichiamo un favore, non è quello che meritiamo. Il nostro è un museo a più livelli, punto d'orgoglio italiano. Gli studiosi di tutto il mondo vengono ad ammirare i nostri papiri e ci riconoscono la dignità di luogo di ricerca in due settori, egittologico e museologico. Perché lo Stato la pensa al contrario?». In via Accademia delle Scienze vogliono una prova d'appello. Stanno valutando l'ipotesi di un ricorso al Tar. «Non siamo solo museo espositivo. Abbiamo un illustre co-mitato scientifico, una biblioteca ricchissima, facciamo didattica, innoviamo i cataloghi, organizziamo convegni e congressi. Inoltre, abbiamo appena studiato un nuovo allestimento per l'eccezionale tomba di Kha». Ma non è solo questione di dignità, per una delle più importanti istituzioni culturali del Paese. La qualifica di ente di ricerca ha infatti anche un risvolto economico: quello di subire meno pesantemente i tagli previsti dalla legge finanziaria. Mantiene cioè la possibilità di dare compensi ai revisori dei conti, ai componenti del cda e al presidente, tutte figure con funzioni di responsabilità legale e amministrativa. Sulla questione, interviene l'assessore comunale Fiorenzo Alfieri: «L'Egizio è fondazione dello Stato, quello stesso che ora dimostra soltanto intenzioni punitive».