La nuova vita del Museo Egizio non avrebbe potuto cominciare meglio. Proprio nel giorno della nascita della Fondazione, infatti, un'altra fondazione torinese - quella per l'Arte della Compagnia di San Paolo - ha presentato ufficialmente la nuova acquisizione destinata alle sale di via Accademia delle Scienze. Si tratta del Papiro di Artemidoro, prezioso reperto del primo secolo avanti Cristo, riemerso dopo ben duemila anni di oblio. «Con l'acquisto del papiro - ha dichiarato Carlo Callieri, presidente della Fondazione per l'Arte - si suggella idealmente il ruolo istituzionale della Compagnia di San Paolo nel nuovo modello di gestione per il Museo Egizio di Torino, secondo al mondo solo dopo quello del Cairo». Il Papiro di Artemidoro, presentato nel pomeriggio di ieri alla presenza del ministro Giuliano Urbani, non rappresenta soltanto una testimonianza preziosa di arte e cultura, ma anche una fonte di informazioni unica sull'Egitto ellenistico. Su di esso - un frammento lungo più di 250 centimetri e altro fino a 32 centimetri sono riportati infatti un testo in lingua greca di Artemidoro da Efeso (geografo vissuto tra là fine del secondo e l'inizio del primo secolo avanti Cristo) e la rappresentazione della carta geografica più antica mai pervenuta fino ai nostri giorni. Non solo. Il papiro è anche il primo «cahier d'artiste» giunto fino a noi, grazie a una serie di disegni elaborati nell'ambito di una sorta di «accademia dell'antichità». Prima di essere presentato al pubblico, però, il reperto dovrà essere restaurato (a questo fine, è al momento custodito all'Istituto di Papirologia dell'Università di Milano). Il suo arrivo al Museo Egizio torinese, dove entrerà a far parte della già ricca collezione di papiri, alcuni dei quali proprio a soggetto geografico, è previsto entro il primo semestre del prossimo anno.