Un 4 nella pagella regionale. Ma Biagini (Comune) contesta l'indagine L'urgenza più grave è la Brana perché scorre in aree densamente edificate ed è difficile intervenire FRANCESCO ALBONETTI PISTOIA. Legambiente boccia Pistoia, relegandole un bel 4,5 - e un giudizio "scarso" - nella sua pagella sul rischio idrogeologico pubblicata nei giorni scorsi nell'indagine "Ecosistema a rischio 2010 - Toscana". Non vanno meglio Montecatini (voto 5) e soprattutto S. Marcello (4), mentre Montale prende la sufficienza, 6. Gli altri comuni della provincia non sono neppure presenti in questa graduatoria del rischio. Per arrivare a questa conclusione l'associazione, coadiuvata dal Dipartimento regionale di protezione civile, ha consegnato un questionario ai comuni e ne ha tratto delle classi di merito in base alla presenza di industrie, case o quartieri in aree a rischio idrogeologico, l'ultima manutenzione ordinaria effettuata su alvei di fiumi e torrenti, l'eventuale delocalizzazione di case o fabbricati da aree a rischio in altre sicure, l'esistenza o meno di sistemi di monitoraggio e di allerta della popolazione in caso di pericolo, il recepimento del Pai (piano di assetto idrogeologico) nel piano urbanistico. Si scopre così che dall'ultimo monitoraggio del ministero dell'Ambiente (risale al 2003) tutti i comuni della provincia di Pistoia erano considerati a rischio, sia di frana che di alluvione. Pistoia, avendo sia case che industrie in aree a rischio, secondo il dossier di Legambiente risulta soprattutto carente sul fronte della delocalizzazione di questi manufatti. Conclusione e giudizi che vengono decisamnte respinti dal responsabile della protezione civile, Angelo Biagini. «Credo che questa indagine abbia un valore tecnico piuttosto scarso, soprattutto se si va a vedere quali comuni sono stati giudicati favorevolmente da Legambiente - dice Biagini - La stessa Regione dice che è impossibile dare giudizi di merito. Pistoia ha un territorio complicato e delicato, con pianura e montagna ed insistendo su tre bacini idrografici - Arno, Serchio e Reno - ciascuno con le sue problematiche. Tuttavia abbiamo il nostro Pai approvato da Regione e Autorità di bacino e non vi sono emergenze diverse da tanti altri comuni della regione». Fra le urgenze principali dal punto di vista idrogelogico, Biagini cita soprattutto la Brana, un torrente «sul quale è difficile intervenire creando aree di laminazione, perché il corso è densamente edificato e mancano gli spazi. Ombrone e Stella hanno problemi analoghi: i rischi di esondazione sono remoti, ma gli argini sono vecchi e hanno bisogno di manutenzione». Biagini non vede tutte le criticità indicate dal rapporto di Legambiente: «Le aree a pericolosità più elevata, sono costantemente monitorate, oppure si trovano in zone dove non ci sono centri abitati. Ne abbiamo pendenze tali per cui una frana possa fare danni e provocare tragedie come è avvenuto a Massa, dove le pendenze dei versanti apuani arrivano anche al 45. Certo, ci sono frane in montagna, ma in zone assolutamente disabitate».