A maggio sono stato invitato allinaugurazione del nuovo Macro: la grande architetta francese Odile Decq ha ridisegnato una parte della vecchia fabbrica Peroni, lha agganciata al museo che già funzionava e ora è tutta una sola meraviglia. Articoli, interviste, elogi, bollicine, bella gente, confronti con il Maxxi di Zaha Adid inaugurato la stessa sera di maggio, solenni discorsi sul rilancio dellarte contemporanea a Roma: e il giorno dopo la nuova ala del Macro era serenamente chiusa. Ma pare fosse previsto. Si brinda e poi se ne riparla più avanti. Si passa col vassoio delle tartine, si ragiona nel vento sullarte e per vedere il museo aperto cè tempo, a settembre, non si sa, più avanti, con calma. Io non sapevo che le cose funzionassero così. Sono passato ad agosto e un bonario custode mha detto: «Dottò, adesso no, dopo lestate». Sono ripassato a settembre e il custode ha precisato: «Nun cè fretta, stanno a sistemà, torni più tardi.». Sono tornato a ottobre: «Cè un tetto che sgronda, si 'nzomma, vié giù lacqua, ma stamo a rimedià». Che faccio, torno a novembre? «Dottò, nun se faccia prenne dallansia, mejo che se ripresenti bello riposato a dicembre». Finalmente ho capito, si inaugura in largo anticipo perché inaugurare è tanto divertente, si fa come quelli che festeggiano gli anniversari due mesi prima, perché hanno la smania di scambiarsi baci e regali. Si scattano mille fotografie, si alzano i calici, si applaude o si polemizza sul vuoto, si mostra lopera compiuta ma incompiuta al Tg e sui giornali: e si rimanda a data da destinarsi la realtà, che è sempre più scomoda e faticosa delle inaugurazioni.