Il dibattito sul centro storico ha fatto registrare una serie di interventi che dimostrano la sua centralità - e su ciò tornerò più innanzi - nellambito delle preoccupanti prospettive urbanistiche della città, in cui da destra e da sinistra si programma, come se fosse una prescrizione medica, una massiccia espansione edilizia abitativa. Al contrario le analisi di urbanisti come Aldo Loris Rossi forniscono dati realistici quanto allarmanti: dal dopoguerra la popolazione è mediamente di 960.000 abitanti, mentre larea urbanizzata è cresciuta dai mille ettari del 1945 agli 8.700 ettari di oggi. E larea urbanizzata copre il 75 per cento della superficie comunale, e quindi resta solo un 25 per cento di zone anche ormai insufficienti per farci respirare. Eppure il Comune intende costruire 8.000 nuovi alloggi (Piano casa) e nel contempo la giunta regionale ha programmato ulteriori 1.849 alloggi a Napoli, suddivisi in edilizia residenziale pubblica, di libero mercato e di libero mercato convenzionato. Tutto ciò senza rendersi irresponsabilmente conto che già oggi la sovraurbanizzazione costituisce la causa principale della crisi e della esplosione del ciclo dei rifiuti nella città, di cui sta peraltro per saltare il sistema fognario inadeguato alla densità dei carichi abitativi. Italia Nostra e altre associazioni, che perseguono una politica che coniuga le esigenze della tutela con lo sviluppo, hanno invece trovato convergenza nel programma di rottamazione di circa 400.000 vani (Aldo Loris Rossi) di edilizia spazzatura postbellica, priva di criteri antisismici, che consentirebbe la sostituzione e la riqualificazione del patrimonio edilizio abitativo con architettura di qualità. Perché tale programma non viene preso in considerazione (da destra e da sinistra)? È semplice. Perché tale programma è coerente con la normativa del Piano regolatore vigente, che invece si vuole pertinacemente modificare tornando alla deregulation urbanistica e dando luogo alla ripresa della speculazione edilizia massiva nella città che è già la più cementificata dItalia. Alla luce di queste osservazioni si comprende perché a un recente convegno tenuto dal Pd sulle "trasformazioni urbane" sia stato dato spazio alle dichiarazioni di un urbanista, il quale ha invocato nuovamente le "mani sulla città". In altre occasioni leggiamo poi la ricorrente litania che il Piano regolatore ha costretto la città allimmobilismo totale e che il centro storico starebbe morendo per la crisi delle funzioni residenziali e delle attività artigianali e commerciali. È vero il contrario. Anche se la vivibilità cittadina è precaria per motivi di scarsa sicurezza, dovuta ai tagli dei fondi alle forze di polizia, molte cose si sono fatte: il restauro di spazi pubblici, di piazze e di alcuni giardini e parchi urbani (di questi ultimi ne sono stati creati di nuovi); le stazioni della metropolitana stanno eliminando la marginalità di molte aree del centro storico che ne risulta vitalizzato; sono state realizzate grandi attrezzature pubbliche come i musei Pan e Madre; lartigianato è in ripresa; sono in crescita le attività commerciali (bar, ristoranti); è forte la crescita delle strutture ricettive: BB e alberghi (anche un grande albergo a cinque stelle con il restauro di palazzo Caracciolo di Santobono in via Carbonara). Anche gli interventi edilizi privati sono aumentati. Dopo lapprovazione del Piano regolatore (2004) circa 5.000 richieste allanno (questo dato però riguarda gli interventi in tutta la città). Insomma le regole del Pr funzionano, e non hanno prodotto quei fenomeni di espulsione della popolazione meno abbiente, la cui permanenza nel centro storico è stato uno dei principali obiettivi di Italia Nostra (assieme al suo restauro conservativo), recepiti dal Pr. Lo stravolgimento della normativa di tutela del centro storico - denunciamolo con chiarezza - si prefigge invece la ripresa della speculazione edilizia e la conseguente deportazione dei ceti sociali meno abbienti. Infine rileviamo che il nostro appello al presidente Caldoro affinché vengano sbloccati i fondi in gran parte europei di 220 milioni di euro per il restauro del centro storico è stato sostenuto solo da Umberto Ranieri, che ha auspicato ("Repubblica" del 26 ottobre) lapertura dei cantieri con linizio dei lavori previsti dal programma Centro Storico-Unesco. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli