Dal 1995 il centro storico di Napoli rientra tra gli 830 siti che compongono la lista del Patrimonio mondiale dellUmanità indicata dallUnesco. Da allora sono passati ben 15 anni, nel corso dei quali lamministrazione comunale non è stata in grado di formulare ipotesi credibili di restauro e rigenerazione di questarea di eccezionale bellezza che vive in un progressivo e accelerato, direi scellerato, degrado. Non cè turista, italiano o straniero, transitato nella nostra città in questi ultimi anni, che non noti levidente stato di abbandono in cui Napoli lentamente agonizza. E sono in numero sempre crescente, ormai, i napoletani che lamentano e denunciano, inascoltati, le condizioni di costante peggioramento della città in termini di efficienza dei servizi e più in generale di qualità della vita. Cosa peggiore è che sembra prendere corpo lidea della impossibilità di cambiare, dellimmutabilità delle cose che, a lungo andare, genera assuefazione. Segnali in tal senso si registrano nella pubblica opinione con crescente preoccupazione, al di là dei venti di protesta che soffiano sempre e comunque impetuosi. In questi 15 anni è stata dimostrata lincapacità di realizzare un piano di restauro e rigenerazione nonché un programma di gestione come richiesto dallUnesco. Un lunghissimo periodo di inerzia e di inattività che ha trascinato Napoli sullorlo di una possibile cancellazione del suo centro storico dalla lista dei Siti del Patrimonio Mondiale Unesco. Uneventualità che rappresenterebbe lennesimo schiaffo alla città, già mortificata dal degrado morale e civile frutto del lungo e rovinoso periodo di gestione delle amministrazioni di centrosinistra. Lassessore Belfiore, dalle pagine di questo giornale ("Una domanda e tre risposte sul centro storico", 2 novembre), ha tentato di addossare la responsabilità dei ritardi alla nuova amministrazione regionale, in carica da pochi mesi. Troppo semplice scaricare sugli ultimi arrivati anni e anni di incuria e malgoverno. Ma lo stesso assessore, persona dotata di sensibilità e onestà intellettuale, non può non concordare con me che la vera responsabilità è interamente da imputare allamministrazione comunale, nella quale peraltro egli è stato cooptato recentemente, essendo stato nominato solo allinizio dello scorso anno. È allamministrazione comunale, infatti, che fa carico la tutela del centro storico. La vera causa della mancata realizzazione di un Programma di Gestione va individuata nella incapacità di concepire unidea di restauro rigenerativo capace di innescare processi di sviluppo socio-economico, nellambiguità decisionale e nellassenza di una pianificazione concreta ed efficace. Lo stesso assessore Belfiore, nellarticolo citato, parla di restauri, cioè di interventi puntuali e frammentari che non incidono sulla rigenerazione urbana e sul reale sviluppo delle potenzialità e delle risorse del centro storico in quanto non ricompresi in un piano globale. Cè la necessità di concepire un intervento che riguardi non soltanto il centro storico ma soprattutto il centro antico della città. Un intervento concreto e visibile che si rivolga a edifici pubblici e privati utilizzando le risorse dei fondi strutturali e dei fondi Fas. Il volto storico e monumentale della città lo si cambia immaginando e realizzando interventi diretti a interi ambiti e non a singole strutture, sia pure di pregio. Sotto questo aspetto, il progetto Sirena ha sicuramente avuto un buon impatto sulle facciate di tanti edifici, ma occorre andare oltre questa filosofia. Per concretizzare lutilizzo dei fondi europei sui fabbricati, bisogna eliminare il disagio sociale determinato da abitazioni fatiscenti (bassi, scantinati) e di strutture pericolanti (quante ancora ne esistono, "ricordo" del terremoto del 1980!). Quello che attualmente è il cuore di una città paralizzata deve tornare a pulsare attraverso una strategia mirata a una reale valorizzazione e riqualificazione urbana. Un piano realizzabile soltanto puntando al recupero degli antichi valori e dellidea stessa di città accogliente e vivibile, che incentivi il turismo e nella quale sia possibile la convivenza. Una città, soprattutto, nella quale non risulti drammaticamente disagevole lespletamento delle ordinarie funzioni abitative, di lavoro, di svago: un riscatto totale, insomma, che produca un complessivo innalzamento dei livelli di qualità della vita. È questo, dunque, lobiettivo da perseguire. Obiettivo che, ne sono certo, riusciremo a raggiungere attraverso un proficuo confronto e una leale collaborazione istituzionale, affinché vengano poste in essere concrete strategie di sviluppo in unampia e organica visione di progettualità urbanistica che, partendo dal centro storico di Napoli, coinvolga lintero territorio della nostra regione. Lautore è assessore regionale allUrbanistica
NAPOLI - IL DEGRADO DEL CENTRO STORICO
Il centro storico di Napoli è stato dichiarato Patrimonio mondiale dall'Unesco nel 1995, ma negli ultimi 15 anni non è stato possibile realizzare un piano di restauro e rigenerazione. La città è in stato di degrado e i napoletani lamentano le condizioni di pessima qualità della vita. L'amministrazione comunale è stata criticata per la sua incapacità di concepire un piano di restauro rigenerativo e per l'assenza di una pianificazione concreta ed efficace. L'autore sostiene che è necessario concepire un intervento che riguardi non solo il centro storico ma anche il centro antico della città, utilizzando le risorse dei fondi strutturali e dei fondi Fas.
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