Se il comune di Padova è costretto a chiudere la Cappella degli Scrovegni la sera per mancanza di fondi, non se la cavano meglio le altre città venete. Con qualche eccezione. «Privati e volontari per salvare i nostri musei» La salvaguardia del patrimonio artistico. Gli assessori Veneti: costi troppo alti C'è chi custodisce gioielli appena restaurati come la rocca di Asolo ma non può permettersi l'apertura al pubblico per più di un giorno a settimana e chi, come il comune di Vicenza, punta tutto sul nuovo teatro con il grande interrogativo di poterne sostenere i costi di gestione. Accenniamo solo al caso Venezia, che richiederebbe una trattazione molto ampia, ricordando che a fianco dell'opera meritoria di associazioni private come Chorus, che recentemente ha recuperato per esempio la chiesa di San Giovanni Elemosinarlo, si segnalano casi macroscopici di strutture che richiederebbero ingenti fondi pubblici per il recupero come l'Arsenale. Non sembra esistere una ricetta univoca per ovviare ai chiari di luna in bilancio che si abbattono puntualmente sui settori cultura delle amministrazioni locali, eppure facendo di necessità virtù c'è anche chi si ingegna e con il sostegno forte delle associazioni sul territorio, come accade a Conegliano, sfrutta il 100 delle proprie potenzialità culturali. «I problemi che concernono l'orario d'apertura di musei e monumenti -spiega Letizia Ortica, assessore alla Cultura del comune di Treviso - sono spesso legati alle norme. Vale a dire, abbiamo un impedimento oggettivo per l'assunzione di personale ulteriore rispetto a quello ordinario, in più non possiamo chiedere ore di straordinario al nostro personale». La spinosa questione delle aperture coinvolge, ad esempio, la chiesa e il museo di Santa Caterina. Ma il problema si riproporrà una volta restaurato il Bailo (si attendono finanziamenti regionali e statali): il palazzo dovrebbe infatti ospitare la prestigiosa raccolta Salce di manifesti e resta da capire chi si occuperà di guardiania e vigilanza. Treviso, come molti altri comuni, punta sulla collaborazione di soggetti a «costo zero», o quasi. «Abbiamo allo studio una convenzione con le università - continua Letizia Ortica - per affidare agli studenti questi compiti, allo stesso modo potremmo pensare a convenzioni con anziani, associazioni di ex combattenti, militari in quiescenza». Accantonata, dunque, l'opzione delle cooperative che forniscono questi servizi a prezzi troppo alti, entrano in gioco le associazioni di volontari. Così succede a Conegliano dove la fitta trama di relazioni fra Comune, associazioni (più di 200) e imprese permette di sostenere una strategia culturale di buon livello. «In un anno - commenta l'assessore alla Cultura di Conegliano Loris Balliana -la cultura in città costa 1,5 milioni di euro, il comune ne sborsa un terzo, il resto arriva da sponsorizzazioni gestite dalle associazioni. Con i due balletti portati a Conegliano del costo di 50mila euro, per fare un esempio, ne sono avanzati 10mila da dare in beneficenza. Questo è il risultato di anni di lavoro congiunto con associazioni e imprese». Conegliano annovera, fra l'altro, un teatro da 850 posti, in un anno si presentano più di 100 spettacoli quasi sempre da tutto esaurito. A Vicenza, invece, il nuovo teatro si sta costruendo ma con la grande incognita della costituzione di una fondazione che ne gestisca le attività e i costì, «n nostro risultato migliore - spiega il dirigente del settore Cultura del comune Riccardo Brazzale -è di aver impedito ulteriori tagli al bilancio rispetto al 2003. Si tratta di un impegno concreto assunto dal sindaco che ha tenuto la delega per la cultura. Ci giochiamo molto sul nuovo teatro che sarà pronto nel 2006, fino ad allora si lavorerà per individuare i soggetti privati che lo potranno finanziare». Le banche ci sono, certo, ma hanno capito che è più redditizio sul piano dell'immagine, legare il proprio nome a operazioni di restauro. «L'unica via da percorrere è quella dei privati - conclude Brazzale - ma Vicenza non ha mai brillato da questo punto di vista, noto ad esempio la latitanza del mondo orafo». Tema molto dibattuto più sul piano teorico che sul piano pratico è proprio quello dei finanziamenti privati per la cultura. «I tempi non sembrano ancora maturi - commenta il vicesindaco e assessore alla Cultura del comune di Verona, Maurizio Pedrazza Gorlero - esiste un problema di fondi che si ripercuote sulla carenza di personale di sorveglianza, è incontestabile, i tagli sulla cultura sono vicini al punto di non ritorno e alcuni monumenti rischiano d'essere sguarniti». Non si parli poi delle operazioni di recupero. resta abbandonato l'ipogeo di Santa Maria in Stelle poco fuori Verona e restano non esposti i dipinti del '600 e 700 delle collezioni civiche. «Quanto alla quadreria - prosegue Pedrazza Gorlero - esiste un progetto ristrutturazione dell'Arsenale e la palazzina Comando l'ospiterà, a questo punto dovranno entrare in campo i privati con la gestione dell'accoglienza del merchandising. Sono rari i casi di imprenditore mecenate, dobbiamo puntare a intrecci proficui per entrambe le parti». Dovendo scegliere fra apertura più prolungata dei monumenti e moltiplicarsi degli eventi culturali che hanno portato Asolo a diventare nel 2003 la città veneta della cultura, l'amministrazione guidata da Daniele Terrazza ha scelto festival musicali e letterari. «Museo civico e Rocca - spiega Terrazza - sono stati recentemente restaurati, abbiamo richieste ma non possiamo permetterci aperture quotidiane. Ci concentriamo così sui 220 giorni che Asolo dedica alle arti ogni anno, attirano molto pubblico e soddisfano tutti». Altro esempio di buona volontà amministrativa sembra essere il comune di Bassano del Grappa: «Stiamo per aprire una nuova ala di Museo Civico, biblioteca e archivio - spiega l'assessore alla Cultura Luciano Fabris - in periodo di tagli ai bilanci vogliamo essere ottimisti e investire nella cultura, certo che senza un'imprenditoria illuminata una mostra come quella del Canova con 140.000 visitatori non sarebbe stata realizzabile».