Con il consenso dell'autore pubblichiamo la risposta alla lettera di Augusto Gentili (vedi a href"http:www.patrimoniosos.itrsol.php?opgetarticleid76581" target"new"News del 24 ottobrea). Data la rilevanza e attualità del tema, ci sembra particolarmente opportuno un approfondimento. Invitiamo pertanto i nostri lettori ad intervenire iCaro Augusto, vedo che l'età ormai in tutti noi più che matura non ha sopito il tuo sacro fuoco. i Non dubito che Marco Goldin abbia covato il losco progetto di promuovere le sue mostre intervenendo all'Università di Venezia. E non entro nel merito se l'avergli concesso questo onore sia stato o meno opportuno. Quanto al giudizio che dai della persona, e delle mostre tutte - messe imprudentemente in un sol fascio - da Goldin negli anni organizzate, invece, ho molto da dire. Che esse siano "prive di qualsiasi spessore scientifico" è senza dubbio non solo un parere azzardato, ma una scempiaggine. Nei casi, solo ad esempio, in cui di quelle mostre ho fatto parte del comitato scientifico (un esempio: Monet, Treviso, 2002, con comitato scientifico, che ha molto e attivamente lavorato in quell'occasione, costituito, oltre che da Goldin e da me, da V. Anker, R. Brettell, S. Eisenman, A. Murphy, Rodolphe Rapetti, M.A. Stevens, C. Stuckey. Ma è appunto solo un esempio, per quanto clamoroso, che ti rammento qui perché in quell'occasione Goldin seppe riunire intorno al tavolo di lavoro molti fra i maggiori specialisti americani, inglesi, francesi e svizzeri di Monet), prima preoccupazione è stata ogni volta dar corpo ad una mostra che fosse di sicuro impatto per un pubblico inusitatamente vasto, di corretta e inequivoca lettura (è una colpa? E proprio per te?), ma che non rinunciasse mai ad un suo plausibile appoggio critico, che il catalogo sta oggi a dimostrare. Non so (ne dubito) se tu abbia visto quella mostra; o se tu abbia visto l'attuale mostra dedicata a Monet al Grand Palais (della quale forse potrai avere la bontà di leggere la mia tiepidissima recensione su "la Repubblica" di qualche giorno fa); e se tu abbia tempo di metterle idealmente a confronto. Semmai cominciando dall'albo dei prestatori, che nel caso della nostra mostra comprendeva tutti i principali musei mondiali detentori delle opere di Monet, e che nel caso di Parigi oggi, fa a meno di alcuni prestiti cruciali (fra l'altro, del Marmottan). T'assicuro che, dall'ipotetico confronto, la mostra italiana di Goldin non ne scapiterebbe per nulla. Purtroppo i sospetti su Goldin sono presto diventati moneta corrente in parte del mondo accademico (del quale ogni giorno, da pensionato, rimpiango meno) - con qualche notevole eccezione: concepiti spesso a prescindere da una valutazione obiettiva del valore delle sue intraprese, e mossi - davvero mi spiace dirlo - da un sentire un po' snobistico, elitario e privato, della cultura. Col tempo, però, mi era parso di intendere che la pletora di mostre - quelle sì - abborracciate, aureolate solo dal 'gran nome' che le battezza (a Roma, sempre ad esempio, molte di quelle promosse al Vittoriano), avesse giustamente fatto cader le braccia ai severi censori dell'accademia, e li avesse spinti ad una prudenza opportuna nel valutare il 'fenomeno Goldin' e, a paragone, tutto quel che gli accadeva intorno. M'ero illuso. Ancora trovo una persona come te a stracciarsi le vesti: per una lectio magistralis, poi. Ma ormai, caro Amico, sappiamo benissimo entrambi che una lectio magistralis non la si nega a nessuno. Un'ultima cosa: le mie ultime collaborazioni con Goldin risalgono a talune piccole 'mostre laboratorio' su circoscritti periodi di Mafai, Francalancia, Pirandello, e Licini, che allestii qualche anno fa in uno spazio minore del Museo di Santa Giulia di Brescia, mentre nello stesso museo si tenevano, promosse da Goldin, altre mostre maggiori (ad esempio la più bella esposizione di Millet che io abbia visto) e alla mostra sui fratelli Basaldella (Afro, Mirko e Dino), recentemente allestita a Villa Manin di Passariano. Alle 'grandi mostre' di Goldin sull'Ottocento francese non ho più partecipato da tempo, ed anche per questo spero di non essere sospettabile di partigianeria. Un caro saluto. Fabrizio D'Amico
In tema di mostre. A proposito della protesta di Augusto Gentili, la risposta di Fabrizio D'Amico
Un articolo di giornale pubblica una risposta di Fabrizio D'Amico a una lettera di Augusto Gentili. D'Amico critica le mostre di Marco Goldin, che a suo parere sono "prive di qualsiasi spessore scientifico". Ha partecipato al comitato scientifico di alcune mostre di Goldin, tra cui una su Monet, e afferma che Goldin ha sempre cercato di creare mostre di grande impatto per un pubblico vasto, ma senza rinunciare a un plausibile appoggio critico. D'Amico sostiene che le mostre di Goldin non sono state mai "abborracciate" e che il suo sentire un po' snobistico e elitario della cultura è stato criticato anche da parte di altri accademici.
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