Dopo la denuncia sull'incuria. intervengono i frequentatori abituali: degrado inaccettabile Coppi, Craveri, Vespa, Rasy: serve l'impegno di tutti. Mieli: «E la nostra storia» È un coro. Villa Borghese deve essere salvata dall'attuale stato di incuria e di degrado. Non hanno dubbi i frequentatori del parco. Da Bruno Vespa a Paolo Mieli, da Elisabetta Rasy a Benedetta Craveri, da Franco Coppi a Jeff Blynn a Roby Bloch il verdetto è unanime. «E' una parte della nostra storia», dice Mieli. «E' più bella delle Tuileries», aggiunge Vespa. «Bancarelle da luna park, musica altissima invece di calma e silenzio», sottolinea Craveri. «Bottiglie di plastica, fiaschi ai vino, e una vergogna», nota Coppi. «Villa Borghese dovrebbe essere perfetta come il Quirinale», rincara Blynn. E tutti concordano su un altro punto: occorre l'impegno di tutti perché, come dice Bloch «l'inciviltà è anche colpa di chi frequenta il parco». E intanto le squadre a cavallo pattugliano Villa Borghese. A Villa Borghese passeggiano, si siedono a leggere, portano i cani, o vanno con i nipotini. Per Villa Borghese tutti, senza eccezione, soffrono. Non c'è voce che sia fuori dal coro. «E più bella delle Tuileries, più di Central Park - spiega Bruno Vespa, che attraversa spesso il parco di corsa la mattina - ma se il vandalismo, con le statue mozzate, è un problema antico, adesso c'è questa abitudine di concedere con facilità gli spazi per eventi a cui partecipano migliaia di persone. Ed è ovvio che migliaia di persone non possono essere tutte quante educate». Per il giornalista «non è tutto uno sfascio. Ma i giardinieri devono essere impegnati di più, e i romani devono rispettarla di più». L'espressione ricorrente, se si chiede un commento, è «mi si stringe il cuore». Lo dice senza esitazioni l'avvocato Franco Coppi: «Ogni mattina, quando intorno alle sei vado con i cani, non mi do pace vedendo la mancanza totale di manutenzione. Bottiglie di plastica, cartacce, fiaschi di vino. E vergognoso lo stato in cui versa uno dei parchi più belli del mondo». Lo ripete la scrittrice Elisabetta Rasy: «Per Villa Borghese provo una specie d'attrazione. Dovunque io debba andare, cerco sempre di attraversarla. Arrivata a Roma da Napoli da bambina, mi mancava terribilmente il mare e solo lì, in quell'immensa distesa verde, trovavo consolazione. Ci ho portato mio figlio da piccolo, cerco sempre l'occasione per rivederla». E cosa vede? «Un patrimonio unico che potrebbe dare la spinta al nostro profilo internazionale e invece rischia d'andare in rovina». Con la sensibilità che appartiene agli autori, Benedetta Craveri, docente universitaria, fornisce un altro punto di vista. «Il degrado - fa notare - parte da piazza del Popolo, per arrivare su, fino al Pincio, ed oltre, ed è un abbrutimento fatto di bancarelle da Luna Park, di musiche sparate a volume intollerabile, di mancanza di controlli, di atroci invasioni di folla che potrebbero trovare cornici più adatte mentre la villa ha bisogno di calma, di silenzio». Com'era un tempo, sottolinea, quando vi accompagnava le figlie piccole, partendo da un monumento, da un albero, per sprigionare ogni volta un racconto. «Gli ultimi vent'anni però sono stati disastrosi - continua -. Mentre i musei e monumenti sono stati restaurati, il verde è stato abbandonato. Si è smesso di ragionare sull'architettura dei giardini, e se a primavera assistiamo comunque al miracolo della natura che si rinnova, per il resto dell'anno la villa è ridotta a un letamaio». Fa invece i complimenti al sindaco «Alemagno» (dice proprio così, con l'accento marcatamente americano nonostante si dica ormai romano) l'imprenditore Jeff Blynn. «La terrazza del Pincio è stata riportata a com'era 50 anni fa - esordisce -. Bellissima». Ma neanche stavolta Villa Borghese si guadagna una promozione. "Tutto il resto - dice Blynn - è in condizioni vergognose. Lo so bene perché accompagno al parco tutte la mattine la mia Nicoletta (non la figlia, ma la cagnetta, ndr). Anche stamattina c'erano a terra diverse bottiglie. Ho chiesto agli operai perché non le portassero via, e mi hanno risposto che non è una loro competenza. Sotto casa mia, nel centro storico, c'è un esercito di gente che pulisce a tutte le ore. A Villa Borghese no, mentre dovrebbe essere perfetta. Provate a trovare una carta per terra nei giardini del Quirinale...». La mattina presto, può succedere di fare altri incontri: «Le ho viste con i miei occhi - giura Blynn -. Persone che vanno ad acciuffare le anatre del lago per poi, c'è da immaginare, cucinarsele. Senza che nessuno gli dica niente, perché i controlli sono rarissimi». E c'è Roberto Bloch, proprietario di Schostal, nonno materno, ci tiene a dirlo, giardiniere, che invita a fare autocritica: «L'inciviltà è anche colpa di chi frequenta il parco. Certo, con tanti soldi che si spendono per idiozie, si potrebbe fare qualcosa in più. Ma se tutti ci mettessimo in testa di essere più rispettosi, le cose andrebbero molto meglio».