Questa è un reazione al clima di degrado del Paese. Le tre norme che dispongono tagli drastici alle spese per l'organizzazione di mostre vanno inserite in un contesto di insoddisfazione più profondo. Noi, con questa giornata di protesta in difesa del diritto alla cultura, vogliamo dimostrare che c'è un'altra Italia, che non ci sta». Roberto Grossi, presidente di Federculture, dal foyer dell'Auditorium, proprio di fronte al red carpet da cui è partita la manifestazione dei 100autori contro i tagli, annuncia la mobilitazione nazionale di musei, biblioteche, siti archeologici, luoghi di spettacolo. il 12 le attività si fermeranno (totalmente o parzialmente) in tutta Italia. Nel mirino della protesta, politicamente trasversale, le norme inserite all'interno della Finanziaria che prevedono un tetto pan al 20 per cento, rispetto al 2009, per l'organizzazione delle mostre (di fatto un taglio dell'80 per cento), che obbligano i comuni sotto i 30.000 abitanti allo scioglimento di società costituite dagli stessi; che fissano limiti alla composizione dei consigli di amministrazione, ostacolando la partecipazione dei privati alla gestione delle aziende culturali. Le adesioni si moltiplicano: si conferma la chiusura dei Capitolini, Palazzo delle Esposizioni, del Macro, Macro Future e Pelanda, di Palazzo Braschi, Chiostro del Bramante, Casa del Cinema e del Jazz. E poi: Milano porta in Giunta l'ipotesi di aprire tutte le sedi civiche gratuitamente, il vicepresidente del Fai, Magnifico, dichiara che i loro 21 siti (tra cui Villa Gregoriana a Tivoli e Villa Necchi a Milano) osserveranno la serrata totale, così come la Cappella degli Scrovegni di Padova, i musei civici fiorentini, genovesi... La Fondazione Maxxi aprirà un'ora più tardi, la Fondazione Musica per Roma a partire da oggi, distribuirà gratuitamente (fino a esaurimento posti), i biglietti per il concerto Gabriele Cohen Jewish Experience di venerdì 12. «Siamo in grave difficoltà - aggiunge Ranieri, coordinatore degli assessori alla Cultura italiani e assessore al Comune di Genova - . Il bilancio complessivo del ministero della Cultura è sotto del tre per cento rispetto al bilancio nazionale. Nel 2011 potrà andare solo peggio. E in più ci sono i tagli agli enti locali che in percentuale spendono più dello Stato. Ne soffriranno maggiormente i comuni che hanno investito di più e meglio». «Questa non è un'azione generica - interviene Umberto Croppi, assessore alla Cultura di Roma - ma ha uno scopo specifico. Mandare una cartolina al legislatore affinché ci inviti intorno a un tavolo. Se domani Tremonti ci chiamasse la manifestazione potrebbe non esserci più. Queste norme assurde non producono risparmi ma danni diretti all'erario, al fisco sotto forma di mancato introito di Iva e Irpef. E questa coralità non ha precedenti. Va rivista la scala delle priorità. La cultura deve essere messa nell'agenda grande».