Modalità diverse in ogni città. Aderiscono Triennale di Milano, Capitolini, Maxxi, Fai Porte chiuse per un giorno in un centinaio di musei e monumenti d'Italia, dalla Cappella degli Scrovegni di Padova, al Palazzo Ducale di Venezia, ai Musei Capitolini di Roma. Anche il mondo della cultura si mobilita contro i tagli del governo Berlusconi, in parte già contenuti nella manovra finanziaria approvata in estate con la legge 1222010, e sceglie l'Auditorium di Roma dove fino a oggi si sta svolgendo il Festival del Cinema per lanciare la sua protesta: un'inedita serrata bipartisan di una parte dei musei civici pubblici decisa per sabato 12 novembre. Un'iniziativa che seguirà dunque la già avvenuta occupazione del red carpet del Festival durante l'inaugurazione di giovedì scorso da parte di registi, attori e altri lavoratori del mondo dello spettacolo, anche loro mobilitati contro il governo. Stavolta sotto accusa e ad animare la protesta sono infatti soprattutto gli enti pubblici locali c'è in particolare una norma della legge 112, quella che riduce al venti per cento (cioè taglia dell'80) il limite imposto alle spese per mostre e altre attività culturali di Regioni, Comuni e Province rispetto a quanto da loro stessi investito nel 2009. Ad annunciare ieri la mobilitazione nazionale (denominata «12 novembre 2010, Porte chiuse e Luci accese sulla cultura»), con richiesta al ministro per l'Economia Giulio Tremonti di abrogare almeno alcune di queste norme, sono stati l'Anci (Associazione dei comuni italiani), tramite il suo delegato e assessore a Genova Andrea Ranieri, Umberto Croppi, assessore alla Cultura nella giunta Alemanno, e Roberto Grossi, presidente di Federculture, sigla che raggruppa 158 tra enti e aziende per la gestione di servizi legati a cultura e tempo libero (tra i principali e aderenti all'iniziativa, Fondazione Musica per Roma, Triennale di Milano, Maxxi, Fondazione Torino Musei). Al loro fianco anche il Fai, Fondo ambiente italiano, che ha annunciato per il 12 novembre la chiusura dei suoi tredici siti di norma accessibili: Villa Gregoriana a Tivoli, Villa e collezione Panza di Biumo a Varese e Villa Necchi Campiglio a Milano, tra gli altri. Ampia ma diversificata per ora, data anche l'eterogeneità dei soggetti coinvolti, la partecipazione di amministrazioni, aziende, biblioteche e parchi. Tra i tanti so .; etti che hanno già aderito alla protesta, oltre ai Comuni di Roma, Venezia, Torino, Padova e Bari, Unione delle Province, Conferenza delle Regioni e Associazione siti Unesco. E altre adesioni sono state annunciate per le prossime ore. La serrata non riguarderà comunque musei e aree archeologiche statali dipendenti dal ministero per i Beni culturali (Colosseo, Uffizi, Brera, Pompei..) bensì una parte, neanche tutta, di quelli di competenza locale. Ci sono poi Comuni (e tra questi, stando a quanto detto ieri, Milano) che pur aderendo si stanno orientando verso una protesta più soft, ad esempio promuovendo aperture straordinarie gratuite per un giorno. Lo stesso farà l'Auditorium a Roma per un concerto già in programma. Mentre al Maxxi, Fondazione che dipende dallo Stato, sarà posticipato di un'ora l'ingresso. L'auspicata serrata totale si scontra in realtà con resistenze politiche, sindacali, organizzative e legali (interruzione di pubblici servizi). Dunque ogni città farà a modo suo. Genova ad esempio chiuderà due musei, Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, ma aprirà gratis gli altri. Roma, oltre ai Capitolini, chiuderà Macro e Palaexpò, ma non le Scuderie del Quirinale.
Protesta contro i tagli alle mostre, il 12 novembre la serrata dei musei
Sabato 12 novembre, un centinaio di musei e monumenti d'Italia, tra cui la Cappella degli Scrovegni di Padova, il Palazzo Ducale di Venezia e i Musei Capitolini di Roma, saranno chiusi per un giorno. La protesta è stata lanciata dal mondo della cultura contro i tagli del governo Berlusconi, in particolare la norma della legge 112 che riduce al venti per cento il limite imposto alle spese per mostre e altre attività culturali di Regioni, Comuni e Province. L'Anci, Federculture e Fai hanno annunciato la mobilitazione nazionale, con richiesta al ministro per l'Economia di abrogare almeno alcune di queste norme.
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