La sfida di Alemanno per dare un nuovo volto a Tor Bella Monaca è cominciata al grido di «buffone, buffone». Le offese dei movimenti per la Casa e dei residenti che hanno assistito alla presentazione del piano di riqualificazione del quartiere segnano l'inizio di una lunga battaglia che l'Amministrazione non potrà completare nell'arco di questa consiliatura. Lunga, prima di tutto, perché la presenza dell'architetto, o archistar, Leon Krier, non basta a trasformare un'idea in un «master plan». Il primo scoglio che dovrà affrontare il progetto del sindaco è il Piano Casa della Regione, ancora al vaglio della Commissione urbanistica regionale. Se da una lato le nonne tecniche prevedono procedure più snelle e agevolazioni specifiche nei casi di riqualificazione di aree periferiche, dall'altra non prevedono, in caso di housing sociale, il versamento da parte dei costruttori di oneri concessori nelle casse del Comune. Oneri che in questo caso potrebbero servire al Comune (che ha le casse vuote) per pagare nuovi e ipotetici espropri. Il «master plan» prevede costruzioni per un milione e mezzo di metri cubi in più. Numeri che devono per forza di cose andare a grattare un po' di agro romano. E l'agro romano riaprirà inevitabilmente il doloroso capitolo della rivalità tra Ministero dei Beni culturali e Campidoglio. O forse sono già stati dimenticati i corsi e ricorsi dei vincoli apposti dal Mibac sui terreni agricoli a ovest e sud-ovest di Roma? Quel capitolo è ancora aperto. Ma lo scoglio più grande è convincere i residenti e quella minoranza neanche tanto silenziosa che ha trasformato Tor Bella Monaca in un fortino della malavita.