Il grido di dolore dello scrittore Maurizio Maggiani, nato in Lunigiana. «L'unico scopo è la speculazione nuda e cruda» «Cosa ne penso? Beh, mi piacerebbe proprio fare ora un referendum propositivo in cui chiederei agli italiani: volete fare il Ponte sullo Stretto o rimettere a posto il territorio? Sarei curioso di andare a scoprire il risultato e ne vedremo delle belle perché sono convinto che nonostante allagamenti, esondazioni, frane e morti gli italiani voterebbero per il Ponte perché per dirla alla Bossi quello glielo fa venire duro mentre la cura dell'ambiente, la sistemazione del territorio è roba molle, che non eccita! Ecco cosa siamo diventati, siamo bravi a mandare tutto a rotoli». Maurizio Maggiani, scrittore originario della Lunigiana (è nato a Castelnuovo Magra), vincitore tra l'altro dei premi Strega e Campiello, è indignato per le ferite inferte a quella terra dal maltempo. E non usa giri di parole per dire che siamo interessati alla speculazione nuda e cruda senza ritegno, legati all'etica del capitale e poco alla morale del convivere e del rispetto per l'ambiente. «Questo nostro territorio non lo vogliamo mettere a posto, non ci interessa perché significherebbe contrastare la ricchezza che deriva dalle speculazioni. Ci vorrebbero solo buoni ed onesti piani regolatori in ogni comune, che disciplinano con buon senso l'uso del suolo. Ma questo non avviene perché se avvenisse ci sarebbero troppi interessi danneggiati dalla tutela del territorio. Il problema del territorio è il problema di un paese che si sta perdendo. Si costruisce ovunque e comunque, tra indifferenza, incoscienza e condoni edilizi. Ho un'amica in Versilia che si lamenta perché quando piove tanto si allaga la casa. Ma abita in via Foce Morta, un nome che dice tutto, significherà qualcosa, o no?». La tragedia di Lavacchio sulle colline di Massa ci fa riflettere sul cambiamento del senso di sicurezza: la casa, da sempre considerata il luogo dove ci si sente, o perlomeno ci si dovrebbe sentire più protetti diventa, purtroppo, il luogo della tragedia. L'insicurezza tra le mura domestiche è un sentimento sempre più forte alla luce di questi ultimi fatti. «La sicurezza non esiste più. Nemmeno si costruisce con norme di sicurezza. Oggi ci insegnano a vivere con l'ossessione dell'extracomunitario davanti alla porta o del ladro che entra in casa, ma non sappiamo più così sia la reale sicurezza, come si costruisca seguendo le regole elementari del buon costruire e dove si può costruire non dove ognuno vuole e poi si condanna il tutto. E non è un fatto culturale. Finché i contadini tenevano bene i loro orti, i campi, pulivano i boschi, avevano un rapporto vero con la terra tutto questo non accadeva. Proprio perché il nostro paese ha una densità abitativa elevata ha bisogno di essere curato, tutelato, amato. Con la scomparsa dei contadini e quindi del rapporto vero con la terra abbiamo raso al suolo i boschi, abbandonato i borghi e oggi ne paghiamo le conseguenze. Negli ultimi anni qualcosa è stato manomesso basti vedere quanti problemi si devono affrontare in luoghi dove non era mai successo nulla in passato. E non si può spiegare il tutto con il cambiamento climatico. Dove sono nato, in Val di Magra, esonda il fiume Magra che prima non aveva mai creato così tanti problemi, oppure a Genova, dove abito, i fiumi sono stati cementificati e come si può pensare che non facciano danni. Ci stupiamo poi se deraglia il treno a Bordighera, tra l'altro l'unica ferrovia che ci collega alla Francia. Ma avete mai visto come è ridotta quella linea?». C'è un rimedio a tutto questo? «In un paese dove si costruisce dappertutto anche in via Foce Morta non c'è soluzione. Tra poco saranno passati trent'anni dal terremoto in Irpinia. Da quella tragedia che rase al suolo interi paesi restò in piedi, senza danni, un antico borgo costruito a regola d'arte, ma alcuni secoli prima, con i sassi e non col cemento armato. Tutto il resto è crollato. Non c'è partita: il referendum lo vincerebbero nettamente quelli che vogliono il Ponte sullo Stretto, non ho dubbi. Vorrà dire qualcosa o no?».