Uno sbarco. Davanti alla Stazione Centrale di ,. Milano, in piazzale Duca d'Aosta. Tre uomini in barca. Anzi, in canoa. Due la trasportano secondo la tradizione aborigena, il terzo l'ha costruita. Quanto al cane, evocato da J. K. Jerome, c'è. Ma a Palazzo Reale. In randagia compagnia. Quattordici metri di lunghezza: due migranti con la testa infilata nel «guscio». La sua canoa, Velasco Vitali, figlio d'arte (suo padre Giancarlo Vitali, era apprezzato da Giovanni Testori), l'ha costruita attorno ad un sostantivo: sbarco. Velasco Vitali è un emergente che probabilmente non diventerà celebre come Maurizio Cattelan, ma che ha trovato brillante posizionamento nell'attuale, difficile, mercato dell'arte. La sua proposta poggia (oltre che su una forte tensione figurativa), sulla tematica: viaggio, immigrazione, isolamento, precarietà. Quattro istantanee artistiche dell'oggi. Ma quella canoa, che dal 13 novembre al 3 dicembre, i viaggiatori in entrata ed uscita dall'edificio Stacchini-Fava, potranno ammirare, ha attirato il disappunto della Lega. Nessuna idea di speronarla, la canoa, ma critiche sì. Secondo Matteo Salvini, un affronto verso «il viaggiatore tutelato (non clandestino, ndr) e in via di estinzione». Ripensando a recenti episodi di violenze, stupri, borseggi, vandalismi, spaccio, vagabondaggio in quella zona, va detto che Salvini esprime sentimenti condivisi da molti milanesi. E tuttavia se ci è concesso in contrasto con l'immagine (bar di prestigio, negozi di stile, librerie, logistica da grande centro commerciale) che la Stazione Centrale, dopo il restyling, si è data. Uno status che dovrebbe allontanare delinquenti, spacciatori e vagabondi. Tra l'altro la Stazione Centrale sarà dedicata a Francesca Cabrini, lodigiana, patrona dei migranti. Recita la saggezza popolare: «Scherza coi fanti ma lascia stare i santi». il trasporto della canoa inoltre è una citazione (da «Passaggio a Nord Ovest» a «L'ultimo dei Mohican») dal cinema western. Genere del quale se non ricordiamo male anche Salvini è appassionato. In fondo, dovrebbe piacergli. Sullo sfondo resta una cultura che, per ragioni politiche, divide. In una società liberale il cittadino che si reputi tale è pronto a «morire per difendere anche idee che non condivide». Ma nello specifico, le vocazioni, sono segnalate, in verticale diminuzione. E le polemiche su film, commedie, irriverenti dita mozzate, sono diventate prassi quotidiana. Un effetto tangibile, tuttavia, la querelle sulla scultura di Velasco Vitali, l'ha già prodotto: pubblicità. Come per il medio di Cattelan, in piazza della Borsa, è verosimile che presto macchine fotografiche e cellulari saranno in funzione per immortalare quello che alcuni ritengono un monumento al clandestino. Un «lancio» migliore Velasco Vitali proprio non poteva sognare di averlo. E per di più «a gratis», avrebbe chiosato il doppio artistico del principe De Curtis.
Milano. Pubblicità ad arte
Una canoa, costruita da Velasco Vitali, è stata posizionata davanti alla Stazione Centrale di Milano. La canoa rappresenta la tematica del viaggio, dell'immigrazione, dell'isolamento e della precarietà. La sua posizione ha attirato il disappunto della Lega, che ha criticato l'affronto verso il viaggiatore tutelato. La canoa è stata trasportata in canoa, secondo la tradizione aborigena, e il suo trasporto è una citazione dal cinema western. La scultura è stata realizzata da Velasco Vitali, un emergente artista, e ha già prodotto pubblicità. La canoa sarà esposta dal 13 novembre al 3 dicembre.
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