Con alcune cerimonie piuttosto affollate, Milano ha ricordato Alda Merini a un anno dalla scomparsa. Bene: la città onora una sua poetessa, e lo fa in mezzo a una cornice di pubblico non limitata alla piccola sfera degli amici. È anche un omaggio implicito alla tradizione poetica cittadina, nel nome di una storia significativa. Giusto per limitarci alla seconda metà del Novecento, Milano ha ospitato per decenni i nostri unici due poeti premiati con il Nobel, Montale e Quasimodo, insieme a molte tra le maggiori voci del periodo. Due nomi per tutti: Vittorio Sereni e Giovanni Raboni. Per fortuna non si tratta soltanto di tradizione: la città, anche se non lo dà troppo a vedere, pullula di poeti. E tanti, tantissimi, sono stelle di prima grandezza. C'è per esempio Franco Loi, autore in lingua dialettale, erede di una linea tracciata almeno da Carlo Porta e Delio Tessa; la sua casa dalle parti di piazza Napoli è sempre stata rifugio ospitale per tutti quelli che volevano parlare di arte e cultura. Non lontano abita un altro decano della poesia, Giancarlo Majorino, che al suo ultimo, lunghissimo, poema in versi, ha dedicato 50 anni di lavoro. Quest'anno, a gennaio, Loi ha festeggiato gli 80 anni con una serata al Franco Parenti, in una sala gremita di affetto; Majorino è appena più anziano. Ma anche le generazioni successive non mancano di talenti. C'è Patrizia Valduga, nome e volto noti ai tanti che amano i suoi versi essenziali; o Maurizio Cucchi, che alla poesia dedica, oltre che libri, una costante attività promozionale; La traversata di Milano è il recente libro di prose che ha dedicato alla città. E poi Vivian Lamarque, ben conosciuta dai lettori di queste pagine per la simpatica rubrica La città dei poeti. Oppure Milo De Angelis, che di recente ci ha commossi con struggenti poesie dedicate alla moglie Giovanna Sicari, poetessa anche lei, prematuramente scomparsa qualche anno fa. Giancarlo Consoni è probabilmente più noto per la sua attività di urbanista al Politecnico, ma è un altro raffinato dialettale; Sebastiano Grasso qui sul Corriere scrive di critica d'arte; Mario Santagostini, invece, l'amo-re per le lettere lo insegna anche alle superiori. Con tutti loro, Antonio Riccardi autore, tra l'altro, di una raccolta dedicata agli altoforni Falck di Sesto San Giovanni che, dal suo posto di direttore in Mondadori, li pubblica, li segue, li coccola. Davvero poche città al mondo hanno la fortuna di convivere con una tale messe di poeti. Noi invece li abbiamo qui, con grande naturalezza: li incontriamo sull'autobus e in tram, nelle scuole dove insegnano, ai convegni, alla Casa della Poesia, che Giancarlo Majorino ha voluto alcuni anni fa alla palazzina Liberty, e anima con forza nonostante la cronica penuria di finanziamenti. I poeti sono tra noi, aperti, disponibili. E amano la nostra città, di un amore magari a volte un po' polemico, ma quasi sempre incondizionato, espresso in tanti dei loro versi. Ricordiamoci di ricambiarli; includiamoli nelle nostre attività di tutti i giorni: d aiutano a ricordare che la nostra città non è solo quell'arida palestra di commerci che troppo spesso sembra all'esterno.