È appena uscito in libreria "Il Bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d'Italia" di Roberto Ippolito (Bompiani, 380 pagine, 18 euro). Nel libro-inchiesta gli errori e gli orrori della cattiva gestione del nostro patrimonio naturalistico e culturale. Pubblichiamo due stralci dall'introduzione. Il Bel Paese. O no? Non sempre l'Italia sembra meritare questo appellativo. Anzi spesso fa l'impossibile per non meritarlo. A dispetto della sua storia, del suo paesaggio, della sua cultura. Un odioso incantesimo sembra riservato alla memoria e alla bellezza. Si abbatte su monumenti vittoriosi nella sfida contro il tempo e su un territorio davvero unico. Non si tratta semplicemente di un'offesa ripetuta al passato o all'aspetto: è un'offesa all'identità nazionale, al patrimonio che caratterizza il paese, all'anima della vita quotidiana, ai tesori che rappresentano il cammino da ieri a oggi e sui quali si dovrebbe saper costruire anche il futuro. Un'offesa alla creatività e all'imprenditorialità. E quindi anche al turismo e all'economia. È questa l'Italia maltrattata. Maltrattata dal destino troppo spesso infelice, ma indubbiamente illogico. Come è possibile non avere rispetto per quanto più prezioso si possiede? E davvero singolare non rendersi conto che l'Italia è prima al mondo per il numero di siti patrimonio dell'umanità inclusi nella lista dell'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura) predisposta attraverso il World Heritage Centre. In base all'aggiornamento effettuato a Siviglia il 30 giugno 2009 dal Comitato competente per la scelta dei siti patrimonio dell'umanità, su 890 luoghi (culturali o naturali) scelti, l'Italia ne detiene 44, cioè 1 su 20. E con le candidature avanzate per ottenere altri riconoscimenti si sfiora il raddoppio. L'Unesco segnala al mondo intero meraviglie invidiabili: da Venezia alla piazza del Duomo di Pisa, dalla Reggia di Caserta al centro storico di Urbino, dal barocco di Noto alla Costiera amalfitana. Tuttavia gli stessi italiani conoscono poco o frequentano poco siti presenti nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità come Crespi d'Adda oppure l'arte rupestre della Val Camonica. E quanta attenzione viene effettivamente data a luoghi ben noti come Castel del Monte e Aquileia? (...) Ma l'assalto al patrimonio avviene senza tregua. È un lento suicidio. Vittorio Emiliani, scrittore e presidente del Comitato per la bellezza, parla con forte disappunto del progetto di ampliamento di una fabbrica per la lavorazione del legno di Sabbioneta, costruita nel Mantovano dai Gonzaga in base ai principi umanistici della città ideale e rimasta "intatta". L'ampliamento è previsto appena fuori le cosiddette "mura della metafisica" ed è contestato dagli abitanti per i rischi di inquinamento e per l'alterazione della vista, mentre è "prima favorevole" e poi "perplessa la giunta Pdl".