Voluta da Sarkozy nascerà a Parigi all'Hotel de Rohan Le Goff: progetto pericoloso. Milza: non mi spaventa Una Maison de l'Histoire de France «per rafforzare la nostra identità più profonda, l'identità culturale». Con queste intenzioni dichiarate oltre un anno fa dal presidente Nicolas Sarkozy, il processo che porterà alla nascita a Parigi di una Casa della Storia di Francia entra in questi giorni nel vivo, accompagnato dalle inevitabili polemiche: strumento di conoscenza e di memoria, o monumento a una versione ufficiale dei fatti storici? Il luogo, innanzitutto: l'Hotel de Rohan, attuale sede degli archivi nazionali, nel cuore del Marais. I giardini degli archivi, oggi chiusi, saranno aperti al pubblico nella prossima primavera per una simbolica presentazione del progetto. La prima grande mostra, secondo i voleri di Sarkozy, verrà inaugurata alla fine del 2011. Assecondando la tradizione centralista, nove musei nazionali passeranno alle dipendenze della nuova Casa della Storia; costo complessivo circa 80 milioni di euro, fine dei lavori nel 2015. «Un progetto pericoloso», hanno scritto giorni fa undici storici francesi, tra i quali Jacques Le Goff, con un articolo cofirmato su «Le Monde». Primo punto: perché storia di Francia e non d'Europa? «Come immaginare che un museo di storia pensato nel XXI secolo non venga realizzato su una scala più ampia di quella francese? La sola spiegazione sta nella continuità del discorso "neonazionale" del potere: questa casa sarebbe in qualche modo la vetrina storica della supposta "identità nazionale"», con allusione al grande dibattito voluto da Sarkozy, trasformatosi in un delicato esercizio tra difesa delle radici e tentazioni xenofobe. Secondo punto: nei lavori preparatori, secondo gli storici che criticano il progetto, si intravede l'appello a una storia magniloquente, centrata innanzitutto sullo Stato-nazione e i grandi uomini, alla ricerca dell'«anima» e delle «origini» della Francia. Infine, le critiche al luogo prescelto: un grande palazzo nel Marais, quanto di più lontano dalle «vite minuscole» degli uomini e donne ordinari cari alla scuola delle Annales di Le Goff. Ieri la risposta del ministro della Cultura Frédéric Mitterrand, che sempre su «Le Monde» ironizza sull'eterna «sindrome della Tour Eiffel dei compatrioti: «Ogni grande progetto culturale, innovativo e ambizioso, suscita nel nostro Paese critiche e controversie. È successo per il Centre Pompidou, il Grand Louvre e la sua piramide, e il museo del Quai Branly, per citare solo qualche esempio di opere vilipese prima ancora di esistere e poi, dopo la loro apertura, molto apprezzate dalla stragrande maggioranza dei nostri concittadini e dai visitatori». Il ministro vuole rassicurate: «La Maison de l'Histoire renderà accessibili tutte le sfaccettature della nostra storia: luci e ombre, i grandi nomi e gli sconosciuti». Infine, l'appello alla cooperazione: «Come scriveva Georges Clemenceau in circostanze ben più crudeli, "uccidersi a vicenda non può essere la principale occupazione della vita"». Il rapporto tra storia e potere politico ha conosciuto in Francia, negli ultimi anni, un ritorno di centralità dopo l'approvazione delle «leggi sulla memoria»: da quella Gayssot del 1990 che punisce il negazionismo, alla norma che riconosce ufficialmente il genocidio patito dagli armeni, alla legge Taubira del 2001 che equipara lo schiavismo e la tratta dei neri a un crimine contro l'umanità. «Molti studiosi si sono ribellati alla pretesa dello Stato di condizionare il loro lavoro, e avevano ragione dice lo storico italiano Giovanni Belardelli . Questo caso però mi pare diverso, e non capisco un "no" pregiudiziale che sembra soprattutto ubbidire alla voglia di non fare sconti a Sarkozy. L'obiezione sull'Europa poi è inconsistente: nella futura Casa della Storia di Francia immagino ci sarà senz'altro posto per i Trattati di Roma. ma prima dell'Unione europea il continente è stato diviso in Stati che si sono a lungo combattuti. Raccontare, a Parigi, la storia di Francia non mi pare né anacronistico né, a priori, un'ingerenza della politica». Pierre Milza ha partecipato anni fa alla nascita a Parigi della Cité de l'Immigration, luogo di raccolta di reperti e testimonianze sul contributo degli stranieri nella società francese. «Anche in quel caso sulla carta c'erano dei rischi spiega ma mi pare che il risultato sia equilibrato, quel centro culturale è un successo. Quindi sono favorevole, in linea di principio, alla Maison de l'Histoire de France: aspettiamo solo di vedere che cosa ci metteranno dentro. Potrà diventare un nuovo museo degli Invalides, pieno di gloria napoleonica, e allora grideremo al fallimento. Ma un luogo di approfondimento sul nostro passato, di per sé, non mi spaventa».
Parigi. Una Casa della Storia che divide i francesi
Il progetto di creare una Casa della Storia di Francia, voluto dal presidente Nicolas Sarkozy, entra in discussione. Il luogo scelto è l'Hotel de Rohan, un grande palazzo nel Marais, che sarà aperto al pubblico per una mostra simbolica nel 2011. I musei nazionali passeranno alle dipendenze della nuova Casa della Storia, con un costo complessivo di circa 80 milioni di euro. Gli storici francesi hanno criticato il progetto, affermando che è un progetto pericoloso e che la storia di Francia non dovrebbe essere presentata in modo unilaterale. Sono stati anche criticati il luogo scelto e il fatto che la storia sia presentata in modo magniloquente e centrata sullo Stato-nazione.
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