La Fondazione napoletana al teatro Margherita di Bari con un progetto targato Chipperfield Quando il sindaco di Bari Michele Emiliano ha annunciato l'intenzione di realizzare nel teatro Margherita chiuso da anni un museo d'arte contemporanea, sul modello del Madre di Napoli o del Maxxi di Roma, la prima reazione è stata di sospetto: è da tempo che Bari aspetta la sua kunsthalle, possibile che proprio ora, quando si tagliano fondi a tutte le istituzioni culturali, fosse arrivato il suo momento? Pare di sì. Quel progetto, annunciato in estate, sta prendendo forma. Con un clamoroso «patto» che prevede il restauro dell'immobile su progetto dell'archistar inglese David Chipperfield, e una mostra da inaugurare il 4 dicembre. Il teatro Margherita di Bari Sotto, Maurizio Morra Greco A sinistra, l'interno della Fondazione Il Comune di Bari e la fondazione Morra Greco di Napoli hanno infatti sottoscritto un protocollo d'intesa: la fondazione dona il progetto di ristrutturazione del teatro, firmato dall'architetto che nel suo curriculum annovera, tra gli altri, il restauro del museo egizio della Museumsinsel di Berlino; il Margherita apre così in sinergia con la Fondazione napoletana, titolare di una prestigiosa collezione. Nel processo di collaborazione è appena stato messo il primo punto fermo: l'approvazione di una delibera di giunta comunale che istituzionalizza i rapporti già in corso. «La fondazione Morra Greco ci dona il progetto di ristrutturazione di Chipperfield», spiega il sindaco Emiliano, «ora confidiamo di poter contare sull'aiuto della Regione Puglia e della Regione Campania, speriamo collaborino al progetto». L'ipotesi di riuso del Margherita, chiuso dal 1980 e oggetto di un intervento di ristrutturazione di impianti ed esterni, concluso un anno fa, era stata annunciata il 6 agosto scorso. La proprietà del teatro, il primo edificio italiano costruito in cemento armato e «piantato» nel mare, viene trasferita dallo Stato al Comune con un affidamento temporaneo di due anni (la firma è attesa a giorni). Il passaggio di proprietà verrà poi perfezionato con una permuta: lo Stato cede il teatro, il Comune cede i capannoni dell'ex Macello comunale che saranno utilizzati dal confinante Archivio di Stato. La destinazione museale dovrebbe consentire al Comune di attingere a specifici fondi per completarne il restauro. Nell'attesa l'impiego come contenitore d'arte contemporanea è già possibile: strutturalmente, infatti, il Margherita è sicuro (ha già ospitato la mostra di Kounellis), e riguardo alle rifiniture, quelle delle kunsthalle sono notoriamente molto più essenziali e meno costose di quelle di un teatro. Ad agosto, però, non era stato chiarito come si sarebbe «riempito» il nuovo contenitore: a Bari non ci sono imponenti collezioni d'arte contemporanea. L'intesa con la fondazione Morra Greco potrebbe essere la risposta a questa domanda. «Noi vogliamo andare avanti sulla strada che ho indicato», dice ancora il sindaco Emiliano, «ma certo il Comune, da solo, non ha fondi per provvedere al restauro. Crediamo tuttavia nella possibilità di attingere a risorse specifiche e crediamo nella sinergia con i due enti Regione».