Il sindaco Pucci. «Non chiamatemi cementificatore. Ecco perché in 15 anni nasceranno alloggi per un milione di metri cubi» Piaccia o no, nei prossimi 15 anni a Massa, con il piano strutturale in approvazione tra una decina di giorni, si costruiranno alloggi per oltre un milione di metri cubi. Almeno 400mila entro la primavera del 2013, quando scadrà l'attuale legislatura. «Ma il 60 del totale - mette le mani avanti la vicesindaca Martina Nardi - consiste nel recupero di vecchi fabbricati, in cambi di destinazione d'uso e in nuovi frazionamenti». Alle colline, dove il 35 della popolazione cittadina vive in case costruite su terreni calcarei che quando piove scivolano a valle, sono riservate le briciole: 15mila metri cubi, con l'idea di azzerare ogni previsione nella zona del Candia, l'area più instabile della franosa montagna massese. Dunque in un territorio venuto su nella completa anarchia edilizia, dove si contano 7500 richieste di condono (12mila, se si aggiungono le sanatorie), con le case che si arrampicano sulle alture quasi fosse una corsa a tappe, si costruirà ancora. «Ma non datemi del cementificatore - si difende il sindaco Roberto Pucci, rieletto a furor di popolo -. Sarebbe un paradosso, visto che fino a oggi mi son dovuto difendere dall'accusa contraria, ovvero di aver paralizzato ogni cosa». A 48 ore dalle tragedie che si sono divorate le vite di Nara Ricci, del suo bambino Matteo e di Aldo Manfredi, vien da chiedersi perché il Comune non imbianchi tutto. Perché non impedisca di costruire su un territorio che il calcestruzzo ha stuprato dal mare ai monti. Per quale motivo non azzeri ogni previsione, visti gli ottomila alloggi sfitti che deturpano la fascia litoranea. «Non lo chieda a me - aggiunge Pucci -, ma ai settecento nuclei familiari in attesa di una casa popolare. Oppure alle giovani coppie costrette a spendere 3-400mila euro per un appartamento». Effetti della speculazione: le case restano sfitte, ma a centinaia sono senza un tetto. Poco importa se quei muri sono stati tirati su forzando le previsioni del piano regolatore: tanto, prima o poi, un condono sarebbe arrivato. Calcolo azzeccato. Addirittura c'è chi ha massimizzato il profitto contando sulle sconcertanti amnesie della burocrazia: presentata la domanda di condono, non ha versato il dovuto. Un giochetto capace di garantire, per anni, l'immunità totale. A conti fatti la maggioranza delle 11mila case abusive di Massa è stata costruite in pianura. E non sulle franose colline apuane, che nei primi dieci mesi del piovoso 2010 hanno rivelato un'imprevista fragilità. Qui, se in caso, si è edificato senza tener conto adeguatamente del rischio idrogeologico: la casa di Lovacchio, dove il fango ha sepolto madre e figlio, era esclusa dall'area pericolosa, perimetrata più a monte. «Il nuovo piano strutturale, in approvazione tra pochi giorni, prevede un'estensione dei bordi delle zone insicure, dove non si potrà costruire. Ma il rischio frane non cancella il diritto di chi ha avuto la licenza per effetto del vecchio piano regolatore», aggiunge Pucci. Le previsioni del nuovo strumento urbanistico, in gestazione da anni, non bastano a mettere al sicuro le case della montagna. Secondo le prime stime, nel territorio di Massa servirebbero 22 milioni solo per arginare gli smottamenti di terreno. Una cifra enorme, capace di mettere in ginocchio qualunque amministrazione comunale. Tuttavia Pucci respinge l'ipotesi che le previsioni del piano strutturale siano state modellate per rimpinguare le casse comunali attraverso gli oneri di urbanizzazione, visto che «in media incassiamo sì e no tre milioni». E poco conta se in giro si dice che i volumi, quel milione di metri cubi, sono gli stessi sui quali lavorò la giunta di Fabrizio Neri, suo antagonista nel ballottaggio della primavera 2008: «È un caso. Lo studio Leon ha calcolato che nei prossimi anni la popolazione aumenterà di 5-6 mila unità - ribatte il sindaco -. Per quanto riguarda le volumetrie, si arriva a risultati simili a quelli previsti nel 1980 dal piano Detti». E allora, via ai cantieri. Martina Nardi, la vicesindaca, ribadisce che sarà privilegiata l'edilizia sociale e che le ristrutturazioni avranno una quota preminente. Ciò nonostante, nel giro di una manciata di anni, migliaia di nuovi metri cubi di cemento si rovesceranno sul territorio di Massa. Il Comune, garantisce il sindaco, vigilerà. Anche sulle tombature, che minacciano l'abitato non meno delle frane. Nel palazzo comunale non sanno neppure quanti siano i corsi d'acqua imbrigliati in quei serpenti sotterranei di calcestruzzo, che nessuno è in grado di controllare durante le piene: se il diametro è piccolo o il tubo ostruito, l'acqua fuoriesce e nessuno la controlla. Col risultato che ieri, a distanza di 36 ore del nubifragio, in alcune strade del litorale si continuava a camminare con gli stivali a mezza gamba.