Oltre 23mila le opere in concorso per la Biennale Ne sono state scelte 25 per lesposizione e il sito Proiezioni sulla facciata dello storico edificio e una giuria con nomi celebri È levoluzione 2.0 del sogno di Joseph Beuys, il maestro tedesco che mezzo secolo fa proclamò che siamo tutti artisti: a patto di trovare il nostro spazio di libertà. «Oggi quello spazio è la babele virtuale più pop che ci sia, YouTube. Dove laccesso costante alle immagini velocizza scambio di linguaggi e ispirazione». Nancy Spector, curatrice del Solomon R. Guggenheim, vera potenza dellarte, non ha dubbi. Siamo nellera della YouArt? «Abbiamo preso atto del potere di Internet nel catalizzare e disseminare nuove forme culturali, riconoscendo il video digitale online come nuova forma darte. Oggi chiunque abbia una webcam e un computer parla a unaudience vastissima. Può influenzare altri artisti e avere più successo che esponendo in galleria». Oddio, chiunque. Dei 23 mila e 358 video provenienti da 91 paesi e sottoposti alla giuria di YouTube Play, prima Biennale del Video Creativo il concorso lanciato online lo scorso anno da YouTube in collaborazione con Guggenheim solo 25 ce lhanno fatta: molti artisti veri e qualche artista per caso. Come Lindsay Scoggins, venticinquenne di Tampa, Florida «dove si passa la vita in macchina. Fra un viaggio e laltro mi accorsi che il rap alla radio sembrava cantato dal Brucaliffo di Alice. Feci un video intitolato Wonderful Mafia, lo misi su YouTube: e la mia vita è cambiata. Ho avuto due milioni di contatti. E inviti ai talk show, proposte di lavoro». Dal corto tradizionale al mini clip sperimentale, questo è davvero un museo planetario. Cè il brasiliano Jarbas Agnelli che trasforma in sinfonie le formazioni di uccelli. I rapper sudafricani Die Antwoord. Lolandese che lavora su un computer disegnato a matita. E cè quel fenomeno della rete intitolato I Met the Walrus: il corto animato costruito sullintervista fatta a John Lennon nel 1969 dallallora quattordicenne canadese Jerry Levitan, oggi produttore di un film che è un capolavoro damore e poesia. Fra tanti ventenni, Perry Bard, classe 1944, è la nonna del gruppo. Così colta da aver rivisitato Luomo con la macchina da presa realizzato nel 1929 da Dziga Vertov, in un ambizioso ma puntuale Global Remake: «Perché oggi è così che il grande regista russo lavorerebbe. Utilizzando un software». «È la dimostrazione che cè più arte in giro di quel che riusciamo a scoprire» ammette Nancy Spector. «I lavori erano così belli che abbiamo dovuto premiarne cinque in più». E sì che in giuria cerano artisti straordinari: la videomusicista americana Laurie Anderson, lartista iraniana Shirin Neshat, il giapponese Takashi Murakami... YouTube dunque non è solo crogiuolo di fenomeni pop, da Bad Romance di Lady Gaga, 287 milioni e 254.587 visitatori, alla gatta pianista Nora, 19 milioni di fan. «Piuttosto un laboratorio globale» dice Ed Sanders, responsabile marketing dellazienda nata 5 anni fa e oggi terzo sito più visitato dopo Google e Facebook. Non per niente la Biennale è stata pensata come evento digitale: sempre visibile sul sito realizzato ad hoc. Ma che per una notte si è guadagnato perfino la straordinaria facciata del Guggenheim: proiettando il museo in un futuro che nemmeno il suo autore, Frank Lloyd Wright, avrebbe potuto immaginare.