RESTYLING, TECNOLOGIA E BAR PANORAMICI COSÌ PALERMO DIVENTÒ CAPITALE DEL SURREALE Cronaca dal futuro sui progetti di riqualificazione dellarcheologia industriale cittadina: una ventata di novità a cura di grandi firme internazionali per trasformare silos e ferraglie nelle più avveniristiche realizzazioni Fino allemblematica vittoria di un premio indetto dallOnu Poco interesse suscitò lidea di trasformare in Arca di Noè uno dei traghetti veloci lasciati ad arrugginirsi Le piste ciclabili mai usate dai ciclisti, furono ricoperte da uno strato di grafene collegato ad un computer MARIO GENCO (segue dalla prima di cronaca) Chiamò la sua signora che sorseggiava il drink giallo-rosso Cool City sulla veranda panoramica e sorvegliava i sette piccoli Settesoldi che, casco e guanti regolamentari, si esercitavano a climbing lungo i tralicci attrezzati dellopera darte genialmente estratta dallammasso di ferraglie, cavi e catene arrugginite che era stata solo pochi anni prima. Il signor Settesoldi non poteva vederli, ma dai ponti delle trentasette supernavi da crociera che bordeggiavano nella baia in attesa di entrare in porto, folle di turisti estasiati tempestavano con telefonini-videocamere ad alto quoziente di pixel quellottava multicolore meraviglia del mondo che gli dava il benvenuto nella città, finalmente tornata onomasticamente congruente. La Tuttoporto. Le Gru dArte sarebbero state solo il primo dei grandi progetti che avrebbero dato un nuovo volto alla città del signor Settesoldi e altri ottocentomila suoi concittadini. E su questo egli ragionava fra sé, leggendo il giornale mentre con la famiglia aspettava gli antipasti al ristorante al sesto livello della Gru Nord - quel giorno chef di cucina era un maestro norvegese, internazionalmente famoso per le sue preparazioni di merluzzo salmonato, o salmone merluzzato: ma tanto il signor Settesoldi e famiglia avevano ordinato anelletti al forno con doppio strato di melanzane e primosale. Altri concorsi internazionali erano stati banditi e portati a conclusione da altre istituzioni cittadine, ciascuna gelosa dellaltra e tutte della prima. Questultima, cioè la prima, si era intanto assicurata unaltra lunghezza di vantaggio: il giornale dava notizia dellinizio della entrata in funzione a pieno regime del progetto vincitore del concorso "Cerano una volta i Silos del grano" Aveva prevalso un famoso studio darchitettura di Joppolo Giancaxio, sbaragliando le più accreditate firme della progettualità creativa del mondo. Il grande Frank Gehry era stato in lizza fino allultimo, ma poi il suo progetto era stato giudicato troppo ambizioso (cioè nessuno aveva capito quale fosse) e soprattutto troppo costoso: prevedeva limpiego di ottocentomila tonnellate di titanio e lammaestramento di alcuni milioni di piccioni viaggiatori che avrebbero dovuto diffondere per i popoli la Grande Notizia. Il progetto joppolocanxiano, umile ma geniale, aveva invece trasformato la batteria dei silos, inutilizzati e da anni disertati dalle navi turche, in un multicolore complesso dorgani elettronicamente modulati e collegati via satellite con tutte la supernavi da crociera in arrivo nel porto. Appena sbarcati, i turisti venivano accolti dai loro rispettivi inni nazionali. Opportunamente forati a diverse altezze, i silosorgani erano calibrati sui 40-60 dB (decibel) ma qualcosa non aveva funzionato perfettamente e alla prima prova da quei cilindri giganteschi era scaturita una valanga sonora di 185 dB, che aveva provocato la sordità istantanea dellintero equipaggio di una portaerei americana e dei due battaglioni di marines imbarcati. Linconveniente si era ripetuto qualche altra volta, sia pure a intensità ridotta ma sempre pericolosamente prossimo alla "soglia del dolore" di 130 dB. La situazione si era finalmente normalizzata e le agenzie turistiche di mezzo mondo vendevano come calia e semenza inclusive tour con trionfale arrivo musical-patriottico. Un altro progetto aveva riguardato i depositi a scomparsa dei rifiuti. Salutato come una vera rivoluzione sociale, si era stati costretti ad abbandonarlo precipitosamente, senza peraltro poter rimediare a tutti i danni che aveva provocato. Presentato da un celebre studio di architettura di Misilmeri, aveva realizzato il riutilizzo degli inutili depositi a scomparsa per la nettezza urbana - anchessi costati alcune centinaia di milioni di lire e, praticamente, subito abbandonati - come unità abitative ipogee per tutti i Rom e i Sinti stanziati in città. I primi due, ristrutturati, climatizzati, arredati con mobili di design, attrezzati di periscopio grandangolare, erano stati assegnati ai due più antichi nuclei familiari di quelle etnie. Gli altri - e siccome quelli già disponibili erano pochi, ne furono escavati settemila di nuovi - erano stati distribuiti secondo graduatoria. Lentusiasmo con cui il progetto era stato accolto e che in definitiva aveva determinato la vittoria sugli agguerriti concorrenti, è semplice da spiegare: eliminava dun colpo la presenza zingara dalle vie e dagli incroci cittadini. Ben presto però ci si accorse che qualcosa di misterioso andava serpeggiando nel sottosuolo. Inquietanti rumori - a volte tenui come ronzii altra martellanti - uscivano dai camini delle prese daria, dai tombini, da avvallamenti improvvisi che si aprivano nelle strade. A volte mancava la luce in interi quartieri, altre volte i condomini constatavano riduzioni drastiche nella fornitura di acqua e di gas. Una task force di speleologi fu mandata in esplorazione e quelli di loro che riuscirono a riemergere raccontarono di uninestricabile città-labirinto scavata nel sottosuolo, completa di servizi, illuminazione, acqua e metano, semafori e lavavetri palermitani che là sotto avevano trovato lavoro e ospitalità. Per quanto fosse stato possibile, lespandersi della città sotterranea era stato bloccato con spesse muraglie dacciaio interrate lungo il suo intero perimetro, e questo fu il massimo che si fosse potuto fare. E siccome Rom e Sinti avevano preferito, per sicurezza, rimanere sottoterra, pur di non vederseli gironzolare per la città epigea le autorità cittadine si erano rassegnate ed erano scese a patti. Laccordo aveva previsto che almeno metà dei primitivi locali sotterranei fosse restituito al Comune, che ne avrebbe fatto della Camere dellEffluvio: propagatori permanenti di nuvole odorose nebulizzate con tutti gli odori tradizionali della Palermo di duecento anni prima: gelsomino, pitosforo, zagara comune e imperiale, magnolia, plumeria detta pomelia, garofano e violacciocca. Infine, il progetto più audace che, fra i primi nel mondo, sfruttava le meravigliose risorse del grafene, che nellanno 2020 aveva fruttato il Nobel per la fisica agli scienziati Kostya Novoselov e André Geim. Uno sconosciuto laboratorio di fisica applicata di Villabate aveva partecipato al concorso (internazionale, ovviamente) e laveva vinto con il progetto Social Computer. In breve, consisteva nel ricoprire tutte le piste ciclabili - mai usate da nessun ciclista che non avesse avuto istinti suicidi - con un ininterrotto strato di grafene che, collegato ad uno spin computer che elaborava le informazioni a livello subatomico, non era altro che un nastro-computer immediatamente accessibile da tutti. E nelle sezioni, in cui non fosse usato come computer, il sottilissimo rivestimento - inattaccabile dalle temperie atmosferiche e dai tacchi a spillo della signore - funzionava da schermo televisivo, videogioco, maestro di yoga e istruttore di arti marziali. Era stato il progetto più divertente e i palermitani lavevano gradito moltissimo, quasi come il prato del Foro Italico. Poco interesse aveva suscitato invece il progetto Tirrenia, per trasformare in una moderna Arca di Noè uno dei traghetti veloci della classe Guizzo, melanconicamente ormeggiato ad arrugginirsi al molo nord perché da solo consumava in unora il gasolio dellintera flotta. LArca era stata realizzata anche con finanziamenti dellala tradizionalista della Curia arcivescovile, per avvicinare i giovani alla lettura della Bibbia. Ma pur completa di animali, e quelli non reperibili sul mercato clandestino e i milioni di specie di insetti e lombrichi erano presenti come ologrammi, liniziativa vivacchiava stentatamente, nonostante che tutte le scuole della città fossero da tempo gestite tutte da organizzazioni confessionali. Sullultima pagina di cronaca, il signor Settesoldi lesse una notizia a una colonna - in gergo, tacca. Per la decima volta successiva, una sottocommissione dellOnu aveva proclamato Palermo Città Surreale dellAnno.