La terapia per salvare i mosaici di Nora dall'inarrestabile agonia costa 850 mila euro. Ma a soffrire della malattia chiamata degrado, neppure tanto rara quando si tratta del patrimonio culturale e archeologico, è l'intera città pu-nicoromana. E allora di soldi, per una cura completa, ce ne vorrebbero davvero tanti. Per questo ieri mattina Carlo Tronchetti, responsabile della Soprintendenza archeologica di Cagliari per l'area archeologica di Nora, e l'architetto Elena Romoli (sempre della Soprintendenza e specializzata nel recupero dei monumenti) hanno incontrato il sindaco di Pula Walter Cabasino per decidere il da farsi e stabilire le priorità sugli interventi di tutela delle rovine. «Siamo fortemente preoccupati per le sorti di Nora, dal confronto con gli archeologi sta venendo fuori in modo sempre più prepotente l'urgenza di mettere in pratica un vero progetto di tutela. Solo i mosaici, tra i più importanti della Sardegna -ricorda Cabasino- ricoprono un'area di ottocento metri quadrati e tutti hanno un'assoluta necessità di essere restaurati». Così bisognerà valutare attentamente, anche alla luce degli imponenti finanziamenti (otto miliardi di vecchie lire) che entro l'anno dovrebbero arrivare a Pula grazie al già approvato Piano integrato d'area destinato alla costituzione del parco archeologico di Nora. Quattrini che serviranno per rimettere a posto l'intero area intorno alla città punico-romana «ma dei quali una parte -dice il sindaco- potrebbero essere usati per Nora». L'incontro di ieri ha anche messo in luce un altro aspetto non certo secondario: gli scavi. Proprio quelle indagini che da una quindicina d'anni e ogni estate archeologi e studenti di Cagliari, Milano, Genova, Pisa, Viterbo e Padova stanno effettuando per riportare in superficie la parte più antica (quella fenicia) di Nora, ma anche quegli insediamenti romani in parte ancora nascosti sottoterra. «Con il dottor Tronchetti -spiega il sindaco- ci siamo posti un quesito, che poi altro non è che una riflessione su Nora e sui suoi guai: è giusto continuare a scavare se poi non siamo in grado di conservare?». Meglio insomma sarebbe lasciare tutto sotto terra, per scoprilo solo quando si deciderà che anche sul patrimonio archeologico si dovrà scommettere e investire. Visto che per Nora, da ormai molti anni, le casse di Stato, Regione, Provincia e Comune sembrano sempre più vuote. Tant'è vero che anche il ministero per i Beni culturali, recentemente, ha tagliato drasticamente i fondi destinati alle ricerche archeologiche del trentacinque per cento. Insomma, l'ennesimo smacco per la cultura. Che rischia anche di bloccare il progetto d'indagine partito dieci anni fa e che la scorsa primavera ha anche consentito il rinvenimento di una lapide con tanto di iscrizione dedicata a uno degli antichi governatori di Nora. «Quello di ieri mattina in Municipio -dice Carlo Tronchetti- è stato uno scambio di opinioni tra il sindaco e noi, ci siamo ripromessi di sentirci a brevissima scadenza per confrontarci su temi ben più operativi. I prossimi incontri saranno incentrati su conservazione e valorizzazione». Con una speranza. Che dalle parole si passi ai fatti. E che Nora possa veramente contare sulla massima attenzione da parte degli amministratori. A tutti i livelli.