"Non basta il vincolo. Nei confronti del paesaggio bisogna avere un atteggiamento contemporaneo e una visione globale». Si esprime così Erika Skabar, alla guida di Architettura del paesaggio, studio specializzato sulle opere di landscape: dai waterfront alla progettazione urbana fino ai parchi pubblici. Con una visione che adotta un concetto di paesaggio «in evoluzione», che si contrappone a un atteggiamento più «conservativo» che arriva a ipotizzare un territorio quasi immutabile nel tempo. Un tema di confronto sul quale i progettisti hanno molto da dire. Secondo Skabar, «la tutela del paesaggio non passa solo attraverso i vincoli, ma da una progettazione integrata che si occupi anche dello sviluppo futuro del territorio. Prendiamo il capitolo infrastrutture, come la realizzazione di una nuova strada: un'opera che porta progresso, ma che deve seguire un tracciato accuratamente definito. Sul modello, ad esempio, delle Parkways, le strade-parco statunitensi che coniugano esigenza di mobilità e inserimento totale nel contesto circostante». Sulla stessa linea Lucina Caravaggi, architetto e docente di Urbanistica alla Sapienza. «Il paesaggio è all'interno della realtà che si trasforma afferma . Non è una visione nostalgica del passato: va inserito nella progettazione fin dalla fase preliminare. Nel caso di ritrovamenti archeologici in zone periferiche, ad esempio, si possono realizzare nuovi parchi. È il caso del parco della diga di anfore nell'ambito del progetto per l'Interporto logistico di Fiumicino. Un luogo che potrebbe rappresentare l'anti-paesaggio per definizione e dove, invece, il concetto di paesaggio serve a dare qualità». Propone una lettura di «compromesso» Daniele Iacovone che, per anni alla guida della direzione urbanistica della Regione Lazio, si è occupato della definizione del Ptp adottato nel 2007. «In Italia il tema paesaggio non è mai stato centrale ed è difficile farlo entrare nella progettualità. Le risorse ci sono solo per i parchi. Ma l'ottica, però, non può essere quella esclusivamente conservativa». A coniugare tutela e progettualità, infine, è Michela De Poli (Made associati), che definisce il vincolo paesaggistico come «risorsa su cui ragionare e dar forma all'architettura». La pianificazione di tutela, precisa l'architetto, «non è garanzia di qualità e di conservazione: genera documenti e non buoni progetti. II progetto "per il paesaggio", invece, è concepito per sistemi e relazioni. E il raggiungimento di una forma architettonica, un sistema di relazioni stabilite vicendevolmente tra ciò che il paesaggio stimola e quanto l'architettura si spinge ad accogliere». Un discorso che, precisa De Poli, vale tanto per la sistemazione di un parcheggio quanto per la realizzazione di un parco.