Una mostra porta alla ribalta il fenomeno delle 'sepolture anomale' Lo scheletro parla a lungo di noi: anche dopo centinaia o migliaia di anni rivela chi eravamo in vita, che attività svolgevamo, qual era la nostra alimentazione, di quali malattie soffrivamo. Ma resta muto sugli insulti fisici eventualmente subiti dal nostro corpo subito dopo il trapasso. Ed è questo mistero che ancora avvolge il contenuto delle tombe a inumazione scavate dagli archeologi nella zona casalecchiese della Meridiana o, più di recente, in via Carracci dov'è aperto il cantiere Tav. Nome in codice: Sepolture Anomale, come recita anche il titolo della mostra che da oggi (inaugurazione alle 20 con vino e castagne per tutti) al 28 febbraio del prossimo anno gli dedica il Museo di Antropologia di via Selmi 3 dove alcune bacheche contengono, appunto, i resti di questi bolognesi dell'età tardoromana-altomedievale (ma l'irrituale pratica è testimoniata anche in rinvenimenti d'epoca celtica) sepolti proni e non supini, spesso mutilati ai piedi o con spilloni conficcati nel cranio. «Premesso che parlare di norma in questa materia è molto vago spiega Maria Giovanna Belcastro, responsabile del Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense del nostro Ateneo e curatrice dell'esposizione però è effettivamente strano che questa necropoli, scoperta tra i binari dell'Alta Velocità, su 200 tombe, non ancora studiate, con resti di cremazione, ne presenti una quarantina a inumazione con evidenti segni di manomissione. Per ragioni economiche, l'incenerimento era più diffuso tra le classi abbienti, mentre la sepoltura riguardava normalmente i ceti più popolari. Non sappiamo se tale fattore sia influente o meno però abbiamo capito che si infieriva sul cadavere ma ancora in presenza di parti molli quindi in prossimità temporale con la morte». Che spiegazioni vi siete dati? «Probabilmente la posizione del corpo, talvolta rivolto a testa in giù, richiama qualcosa della vita dell'individuo, sono il segno di un riprovazione sociale che ha portato a violare la sacralità della salma per infliggerle una punizione. O magari si pensava che avesse la forza di scatenare eventi nefasti e allora la si rendeva inoffensiva, mutilandola. Il fatto, per esempio, di accanirsi sui piedi, sembra voler segnalare la volontà di impedire al morto di camminare, magari di tornare ai luoghi della sua esistenza. Da noi il periodo di transizione tra la morte e la fine inappellabile è piuttosto breve, allora invece la comunità si prendeva un tempo più lungo per rendere inerte il trapassato». Se la pratica è presente in vari cimiteri di varie epoche, come la si può definire irrituale? «Perché documenti d'epoca romana con descrizione di funerali ne abbiamo ma in nessuno è richiamata questa prassi che quindi sfuggiva evidentemente alle convenzioni. D'altronde, con i dovuti distinguo, anche oggi che la regolamentazione del trattamento del cadavere è severa e rigorosa, avvengono riti satanici o si scoprono delitti le cui modalità lasciano trapelare un ritualità retaggio di letture o di interessi personali distorti». Tali azioni, se non erano istituzionalizzate, erano però tollerate? «Magari sfuggivano ai controlli o forse si chiudeva un occhio. Peraltro noi antropologi dobbiamo procedere con molta cautela perché ci sono segni di trattamento' dei cadaveri risalenti a 600.000 anni fa. Soprattutto il cranio è sempre stato oggetto di attenzione perché l'uomo s'identifica dalla testa, dalla sua fisionomia». Questi strani scheletri sono maschili o femminili? «Di entrambi i sessi anche se ci si aspetterebbe prevalessero gli uomini. Il vampirismo, per esempio, è più legato a questi ultimi». Come prosegue la ricerca? «Dovrà essere compiuto un intervento più sistematico perché una statistica sull'intera casistica non è mai stata fatta. E' già nato un osservatorio sulle sepolture anomale che da Castelfranco coordina tutte le segnalazioni in modo da poter calcolare quanto fossero presenti nelle diverse epoche. Da parte nostra dovremmo ricontrollare tutti i materiali dai Celti al tardo-antico, incrociando i dati degli archeologi: si tratta di centinaia di reperti che vanno osservati al millimetro per cogliere ogni informazione possibile. Un'impresa immane che si scontra però anche con la cronica penuria di finanziamenti».