Dagli anni '80, quando la politica dei beni culturali ha sposato i principi dell'educazione permanente, i musei hanno finito di essere CIMITERI delle opere d'arte per diventare spazi dinamici di produzione culturale e stimolo creativo. Non sempre però tale indirizzo è stato compreso e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i musei del territorio aretuseo sono rimasti luoghi polverosi di custodia. Mi domando in tal senso di quanto siano cresciuti i due musei regionali: la Galleria Bellomo e il museo «Paolo Orsi». Non un dipinto, non una scultura, non un reperto importante dai tempi di Bernabò Brea è entrato a far parte delle collezioni. Eppure le possibilità non sono mancate. Che dire poi delle mostre, delle conferenze per valorizzare il patrimonio custodito ? Meno di niente. Penso a quello che si sarebbe potuto fare nel corso dell'anno in merito al quarto centenario della morte del Caravaggio. Se iniziative di questa portata non fioriscono all'interno dei musei regionali mi chiedo quali siano le ragioni della loro presenza nel territorio. Se la funzione è solo quella di depositare, penso che la Regione spenda male i propri quattrini. Quali sono le politiche culturali di attrazione e i piani promo-pubblicitari attuati dopo i grandi restauri e lunghi allestimenti. I musei sono fucine di cultura, scuole di pensiero, laboratori di ricerca, pezzi fondamentali dell'identità collettiva. Aprire le porte, accendere le luci, posizionare i custodi e aspettare che qualcuno arrivi, fa venire da ridere. Occorrerebbe avviare intese di collaborazione e gemellaggi con altri musei, progetti di educazione permanente e ricerca con il mondo dell'istruzione e dell'università. Collaborazione con gli enti pubblici e privati. Il museo può e deve essere anche volano di sviluppo economico oltre che culturale. Lo hanno capito bene i Comuni viciniori , Palazzolo Acreide come Floridia, Noto come Buscemi, in merito all'attivazione di strutture museali da collegare al sistema della società civile. I modelli di riferimento potrebbero essere la Galleria civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Floridia e il Museo d'Arte sacra di Ferla per i quali occorrerebbe più attenzione da parte della Provincia e della Regione. Musei sorti per conservare la memoria, custodire i reperti ma considerano attività primaria quella legata ai collegamenti, gli scambi, alle intese culturali con chiunque abbia a cuore la valorizzazione dei segni del passato e la promozione della creatività contemporanea. Di un certo interesse appare anche il nucleo iniziale della Fondazione Vittorini dove finalmente sono stati messi a riparo cimeli di grande valore culturale. Certo però l'operazione non può considerarsi conclusa con l'azione di salvataggio dei libri, dei mobili e di un gruppo di opere d'arte. Cosa analoga è doveroso iniziare per Archimede con il quale i siracusani in particolare e la gente del Mediterraneo tutta, abbiamo un obbligo che non è solo morale. Il grande matematico dell'antichità, per mezzo dei segni dell'archeologia classica , rientra tra i valori del Patrimonio Unesco e questo dovrebbe rappresentare una marcia in più per partire. 24102010
SICILIA - Non CIMITERI delle opere d'arte, ma musei come luoghi d'identità collettiva
I musei regionali della Galleria Bellomo e del museo Paolo Orsi di Siracusa non hanno visto crescere le loro collezioni negli ultimi anni. Non sono stati apportati nuovi acquisti e le mostre e le conferenze per valorizzare il patrimonio custodito sono state poco attive. La Regione spende male i propri quattrini se i musei non sono utilizzati come spazi dinamici di produzione culturale e stimolo creativo. Occorre avviare intese di collaborazione e gemellaggi con altri musei, progetti di educazione permanente e ricerca con il mondo dell'istruzione e dell'università. I musei possono essere anche volano di sviluppo economico oltre che culturale.
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