Poche regole da seguire per ottenere una libera fruizione di monumenti oggi degradati. Fari puntati sul Parco geominerario di Lercara Friddi e sulla struttura abbandonata di via Michele Titone Salvalarte Sicilia ha presentato il programma della IX edizione e messo a fuoco regole chiare attraverso un decalogo, una sorta di codice di comportamento per la valorizzazione, tutela e fruizione dei luoghi e dei siti culturali. Ieri il Memorandum è stato presentato alla Sovrintendenza del Mare da Gianfranco Zanna, responsabile per i Beni culturali di Legambiente Sicilia, e dal nuovo assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo. Ha fatto gli onori di casa Giuseppe Gini, sovrintendente del Mare. Il decalogo è mirato a tutti coloro che vogliono attivamente battersi a salvaguardare questo unico e straordinario patrimonio. «L'assessorato - dice Gianfranco Zanna - è la massima autorità responsabile, ma noi fruitori dobbiamo fare la nostra parte, tanto che 9 dei 10 punti sono rivolti ai cittadini. Uno coinvolge l'amministrazione regionale. I visitatori hanno diritto di conoscere preventivamente, attraverso appositi comunicati e avvisi, l'eventuale chiusura di sale e se una o più opere d'arte siano in prestito o in restauro; analogamente, il prezzo d'ingresso e gli orari di apertura e chiusura devono essere affissi in modo chiaro e visibile». Palermo e la sua provincia sono senz'altro leader nel settore della cultura e dell'arte; basti pensare al gran patrimonio che possiedono. Ci si può permettere il lusso di tenere nei magazzini dei musei comunali e della Curia decine di migliaia di tesori a deteriorarsi. Così, gli operatori di Salvalarte Sicilia si battono attivamente per salvaguardare questo unico e straordinario patrimonio facendo i «grilli parlanti». Il percorso della provincia di Palermo parte dal Bacino minerario di Lercara Friddi. Spiega Gianfranco Zanna: «E' tra i più importanti della Sicilia e rappresenta un lembo isolato della formazione zolfifera siciliana estesa soprattutto nelle provincie di Caltanissetta, Agrigento ed Enna. All'inizio dell'attività del bacino minerario furono pochi i lercaresi che abbandonarono i campi per il nuovo lavoro, ma durante la seconda metà dell'Ottocento vi fu un graduale ma significativo passaggio alle miniere che procuravano un reddito fisso. Nel 1969 la crisi mineraria e la chiusura. Nel '93 la Regione istituì il Museo ed il Parco archeologico-industriale della zolfara». Salvalarte lancia un grido di allarme per Villa Napoli. E Zanna: «Un esempio, pressoché unico, di bene d'interesse che conserva al suo interno tutti gli elementi costruttivi originari, in un arco temporale che va dal Medioevo all'epoca recente della trasformazione urbanistica della città di Palermo del XX secolo. La Torre normanna, con rifacimenti rinascimentali, trasformata nel '600 e nel '700 secondo gli stilemi classici delle ville extraurbane della piana di Palermo, è stata inghiottita dall'espansione edilizia post bellica. Oggi villa Napoli è assaltata dai vandali e dai ladri che hanno già portato via buona parte di pavimenti maiolicati. Il giardino è chiuso ed è pieno di erbacce e immondizia. Del degrado sembra che nessuno sia responsabile». Uno dei gioielli più rari e preziosi della Palermo rinascimentale è l'altare dello Spasimo del Gagini, oggi scomposto in cinquanta pezzi. Il completamento degli interventi e la ricollocazione si rimandano di anno in anno. Dice l'assessore Sebastiano Missineo: «Per noi la cosa più importante è quella di valorizzare un bene e valorizzarlo significa metterlo a disposizione degli utenti nella migliore condizione possibile. Di conseguenza queste iniziative noi le apprezziamo, le vogliamo e le promoviamo perché sono di sensibilizzazione. Dunque le condivido insieme al mio assessorato. Il decalogo può diventare un buon manifesto da collocare nei siti in modo leggibile».