Da Livorno a Baratti e Poggio a Caiano: tre storie di mobilitazione L'ambiente innanzitutto, naturalmente con tutte le tematiche collegate, dallo smaltimento dei rifiuti alla realizzazione degli elettrodotti. Ma anche i più importanti progetti urbanistici, gli insediamenti turistici, abitativi ed ovviamente la viabilità, terreno in cui lo scontro si intreccia con interessi e contraddizioni. Insomma, la realtà è che ormai per ogni grande opera nasce un comitato: in Toscana, è stato calcolato dal Garante regionale per la comunicazione e l'informazione del governo del territorio (figura istituita con una legge del 2005 e di cui pubblichiamo un'intervista nella pagina accanto), ne esistono in attività almeno 170, a cui si aggiungono associazioni come Italia Nostra, il Wwf, Legambiente, il Fai e tutte le loro diramazioni territoriali, dando così vita ad un arcipelago sterminato la cui forza d'urto complessiva è in grado di superare ormai quella di molte realtà. Complice di tutto, in questa situazione in continua evoluzione ed eccezionalmente complessa, Internet e i social network: gran parte dei cosiddetti "comitati contro" si formano infatti a velocità inimmaginabile appena il tema risulta di un certo interesse. È la logica Nimby (acronomico per "Not in My Backyard", cioè "Non nel mio cortile", un termine sintetico per esprimere le preoccupazioni per gli effetti negativi sul territorio di una determinata realizzazione) che incontra in un matrimonio d'interesse Facebook o Twitter facendo nascere gruppi importanti di cui i politici non possono più non tenere conto. Come non possono ignorare la grande capacità aggregativa di forze e volontariato attorno ad uno scopo specifico, cosa che ai partiti non sembra riuscire proprio più. L'ospedale della discordia. Quindi, battaglie telematiche che si trasferiscono dallo schermo del computer alla vita reale, arrivando, come nel caso di Livorno, a costringere l'amministrazione comunale a sottoporre a referendum uno dei suoi progetti più ambiziosi. «Sì, il 28 novembre (urne aperte dalle 8 alle 22) la città si dovrà esprimere sulla localizzazione del nuovo ospedale che il Comune vuole realizzare a Montenero - racconta soddisfatta Francesca Pritoni, 37 anni, ingegnere meccanico e portavoce del comitato promotore - E pensare che tutto è nato su Facebook e da una semplice discussione sul perché il Comune aveva deciso di andare avanti sulla sua strada senza consultare nessuno. Insomma, la delibera dell'anno scorso, ma soprattutto il modo in cui si vuole imporre alla città una decisione così importante non ci è piaciuta affatto: così dal social network, attraverso cui sono arrivate numerose adesioni, siamo passati ad un'assemblea tradizionale con 50-60 persone. È lì che abbiamo scoperto che l'unica strada era quella del referendum abrogativo (infatti chi vuole abolire la delibera dovrà votare sì, ndr). Così, sempre da Internet, abbiamo scaricato il regolamento comunale scoprendo che servivano cinquanta firme per l'ammissibilità del quesito, ma siamo arrivati in pochissimo tempo a quota 120. Poi che ne occorrevano 4.500 per indire la consultazione, ma, lavorando per poche ore con un banchino e tutto sommato un numero limitato di giorni, siamo arrivati a 7mila di cui ritenute ammissibili ben 6.145». Giù i tralicci, su la centrale. Facebook era invece ben lontano perfino dall'immaginazione quando nel 1995 a Poggio a Caiano un trio di persone (Luigi Guarducci, Alfiero Cecchi e Sandra Collini) diedero vita al Comitato a tutela della salute per i danni provocati dalla stazione di trasformazione dell'Enel, prendendosi in carico delle problematiche che i cittadini residenti nel perimetro della centrale lamentavano da anni. Una storia emblematica, perché, con il conforto di alcuni esperti, fu anche lanciato un allarme su possibili casi di leucemia infantile. La protesta ebbe uno sviluppo vertiginoso e nel 1998 fu abbattuto il primo traliccio da 220mila volt che passava a 9 metri dal tetto delle abitazioni. Fu anche siglato un protocollo d'intesa nel quale Enel si impegnava, a scadenze regolari, a realizzare una serie di interventi atti all'eliminazione di molti tralicci e relativi chilometri di linee dell'alta tensione, all'eliminazione di tutte quelle apparecchiature e trasformatori rumorosi ed addirittura al rifacimento delle strade intorno alla stazione di trasformazione. Solo adesso, con un ritardo di dieci anni, è iniziato lo smantellamento dei tralicci, ma la soddisfazione si è subito trasformata in stupore dopo che Terna ha deciso di installare nel terreno verde adiacente tutto il perimetro della stazione di trasformazione un impianto fotovoltaico composto da 11.800 pannelli solari con un notevole aggravamento dell'impatto ambientale che gravava già nell'intera area. Non solo, perché la soppressione di una linea ha reso necessario un bypass che ha aggravato la situazione preesistente con l'installazione di un nuovo traliccio. A quel punto si è formato un altro comitato, il Comitato di via Mastrigalla, che chiede l'alleggerimento in zona dell'impatto ambientale dei tralicci stessi e che ha appena aderito al Co.Na.Cem, cioè il Coordinamento nazionale per la tutela dai campi elettromagnetici. Migliaia per il paesaggio. Daniele Quinti, del Comitato contro l'insediamento alberghiero a Baratti, conosce bene le potenzialità di Internet: il gruppo Facebook "Giù le mani da Baratti" ha toccato in un battibaleno la quota di 2.700 adesioni, un record. «Il problema - spiega - è stato poi quello di uscire dalla Rete e creare un primo gruppo di lavoro. L'obbiettivo è bloccare il piano che vuole un riassetto di Baratti, dal centro velico che dovrebbe occupare i vecchi edifici all'interno della pineta dove una volta c'era il Club Mediterranée alla ristrutturazione del vecchio Podere del Casone. Tutto senza consultare tecnici, esperti di traffico, cittadini e neanche archeologi, visto che si parla di una zona importantissima anche per i resti di antiche civiltà. Ciò che vogliamo è semplice: dare voce a tutti, evitare la grande colata di cemento».
TOSCANA - Tu fai l'inceneritore, io il Comitato. Tam tam sul web: 170 gruppi di cittadini contro le opere decise dai politici
In Toscana, ci sono almeno 170 comitati attivi che si occupano di questioni ambientali e urbanistiche. Questi comitati sono spesso formati su Internet e utilizzano i social network per sensibilizzare l'opinione pubblica e influenzare le decisioni politiche. Un esempio di come questo possa funzionare è il caso di Livorno, dove un comitato ha portato a referendum la localizzazione di un nuovo ospedale. Un altro esempio è il caso di Poggio a Caiano, dove un comitato ha abbattuto un traliccio di alta tensione dopo aver ricevuto una petizione di migliaia di persone.
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