MONTESCUDAIO. A volte gli archivi riservano autentiche sorprese. Quello del Comune di Montescudaio, che si trova nel sottotetto della sede, conserva in cassette di legno i resti di oltre cento abitanti vissuti tra il Mille e il Millecinquecento. Provengono dagli scavi archeologici effettuati al cimitero della Badia, che anticamente era usato come camposanto del paese, e finora sono stati custoditi con le carte dell'amministrazione, curiosamente sopra l'ufficio del sindaco che si trova all'ultimo piano. Domenica 7 novembre a mezzogiorno le spoglie saranno finalmente trasferite al cimitero comunale, in un ossario appositamente predisposto dal Comune. A identificarlo sarà posta una croce di legno alta tre metri e mezzo e larga più di due, scelta da Anna Maria Bondani e dipinta dall'artista montescudaino Stefano Tonelli, che l'ha donata al paese. «Ci è sembrato giusto rimettere tutti questi morti in terra consacrata dove si trovavano - spiega il sindaco Aurelio Pellegrini - così nel nostro cimitero avremo i cittadini che erano sepolti anche in quello più antico, con continuità dall'anno Mille fino ad oggi». I defunti infatti appartengono alla comunità riportata in luce presso il monastero dall'Università di Pisa nelle campagne di scavo dal 2005 alla scorsa primavera. «Si tratta di oltre 500 inumati ricomponibili e studiabili - afferma Monica Baldassarri, l'archeologa che coordina gli studi in collaborazione con l'antropologo Gino Fornaciari - più molti resti provenienti dalle fosse terragne senza segnacolo, individui parziali che chiamiamo "ossa sparse". Quelli conservati in Comune sono riconducibili ad oltre 100 persone». Riposti nel sottotetto insieme all'archivio, hanno formato una specie di "memoria" civica proprio sulla testa del primo cittadino che, da appassionato storico e ricercatore d'archivio quale è, se li è ritrovati un po' come numi tutelari. Le ossa infatti appartengono a cittadini di Montescudaio sepolti nel camposanto della Badia, che ai primi scavi si credette esclusivamente adibito alle suore del convento, mentre è stato il cimitero della comunità dal Medioevo al Cinquecento. Gli studi dell'Università hanno rivelato particolari significativi sui defunti: «alcuni erano pellegrini, riconoscibili dalla conchiglia emblema di San Giacomo e dal bastone o bordone - continua Baldassarri - mentre altri nelle sepolture più antiche sono collocati sul fianco sinistro all'uso musulmano ma non rivolti alla Mecca, dunque forse posti così per ragioni di spazio. Infine una tomba con il corredo conservato ci rivela una comunità di grande interesse». Il cimitero della Badia accolse i morti di Montescudaio fino alla fine del Cinquecento, quando entrò in funzione quello in castello presso la chiesa di Sant'Andrea e dopo l'unità d'Italia fu costituito l'attuale, appena fuori il paese.