Oggi l'assessorato regionale ai Beni culturali e il Coordinamento generale dovranno scegliere quale idea progettuale seguire. I1 commissario Sgarbi punta su quella dell'architetto Canali: «Ha le caratteristiche per la migliore conservazione e la più godibile lettura del monumento» I numeri del rilancio 4.000 i metri quadri della superficie della Villa Romana. 22 dicembre 2003 data in cui il sito Archeologico è stato inserito tra gli interventi da finanziare con fondi europei. 18 milioni e 277 mila euro, questo il finanziamento del Por-Sicilia 2ooo-2oo6 per la Villa Romana dei Casale, il Programma operativo regionale della Sicilia approvato dalla Commissione europea (Fondi Agenda 2000). 6 milioni di euro i finanziati dal Pit a regia Provinciale per la sistemazione dell'area commerciale esterna alla Villa. 9 luglio 2004 Vittorio Sgarbi nominato con detiberazione della giunta regionale Coordinatore generale di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, la tutela e la valorizzazione della Villa Romana dei Casale. 12 milioni di euro, la parte dei fondi di Agenda 2000 per la realizzazione della nuova copertura Canali. 6 milioni di euro, la parte dei fondi di Agenda 2000 per la realizzazione di opere varie. 31 dicembre 2004 data entro la quale devono essere appaltati i lavori per non perdere i fondi di Agenda 2000 2006 settembre la data per l'ultimazione della copertura. Opere incompiute. Tesori architettonici dimenticati. Il «Giornale di Sicilia» da sempre sensibile ai temi del recupero del patrimonio culturale continua la serie di inchieste sullo stato dei lavori nei più importanti interventi conservativi e di recupero nell'Isola. Dopo il reportage sulla Cattedrale di Noto pubblicato lo scorso 28 settembre, stavolta tocca alla Villa del Casale di Piazza Armerina. UNA TELECAMERA PENZOLANTE a testa in giù, un rampicante tra le tessere, le gocce di ruggine sui pavimenti ed una gallina imbalsamata a due teste, opera d'arte contemporanea dell'architetto Luigi Serafini, esposta in una vetrina al centro del corridoio della Grande Caccia. La Villa Romana del Casale a Piazza Armerina attende tempi migliori. In polemica sulle tecniche di restauro e sulle esigenze di recupero dei pavimenti musivi, tecnici, politici ed intellettuali appaiono divisi sulla scelta della nuova copertura. Struttura sulla quale si giocano due diverse concezioni culturali ed architettoniche. Da una parte la conservazione di quella attuale, in plexiglass, con una sua rivisitazione in chiave moderna quanto a materiali e contesto microclimatico. L'aggiornamento tecnologico è stato tracciato dall'architetto Guido Meli, direttore del Centro regionale per la progettazione ed il restauro. I1 suo piano preliminare prevede una spesa di 6 milioni di euro. Dall'altra parte il coraggio del cambiamento radicale, con l'impiego di strutture avveniristiche alla Richard Buckminster Fuller, architetto e designer americano, il principale teorico delle cupole geodetiche. Un'enorme campana di vetro, una cupola con un diametro di 150 metri, un'altezza tra i 35 e i 50 metri, in vetro ed acciaio inox lucido, sulla quale sta lavorando la coppia Mario Bellini-Lucio Trizzino, i due architetti chiamati dal commissario Vittorio Sgarbi alla corte delle ragazze in bikini. Poche le aziende al mondo in grado di realizzarla. Tra queste l'inglese Pilkington, leader mondiale dei parabrezza per auto con un brevetto sull'Optifloat, un vetro con una resina speciale che filtra i raggi solari ultravioletti nocivi per i materiali organici. L'azienda ha fornito i materiali necessari alla ricostruzione della struttura interna dell'Abbazia del Duomo di Monreale. I lavori sono stati diretti dallo stesso Trizzino. Vittorio Sgarbi sembra aver scelto una terza via. Quella tracciata dall'idea progettuale dell'architetto Guido Canali. L'opzione prevede la posa in opera all'esterno del perimetro antico di leggerissime strutture di acciaio, chiuse da un sottile sistema di pannelli continui in alluminio. I percorsi di visita sarebbero guidati da passerelle trasparenti, realizzate in vetro temperato per lasciare completamente libera la visione dell'intero ciclo musivo. «Indico il progetto Canali come quello più idoneo alle necessità del sito», sottolinea Sgarbi. «Possiede tutte le caratteristiche necessarie ad assicurare la migliore conservazione possibile e la più godibile lettura del monumento», aggiunge. Una di queste idee sarà scelta dall'assessorato ai Beni culturali e dal Coordinamento generale, in mano allo stesso Sgarbi, entro oggi. I tempi sono oramai strettissimi. I fondi di Agenda 2000,18 milioni di euro, dovranno essere appaltati entro il 31 dicembre 2004 o andranno persi. Sarebbe troppo. Il sito è umiliato da decenni di omissioni. In mancanza di un nuovo tetto, intanto, l'acqua continua a penetrare dalla bucata copertura in plexiglass, gocciola sulle passerelle trasportando la ruggine e finisce su turisti e mosaici. Acqua protagonista anche in altro modo. Gli addetti ai lavori le chiamano «bagnature». Innaffiare i pavimenti musivi per rendere il mosaico lucido ed i colori vivi. O semplicemente per lavarlo. Una pratica troppo diffusa per Sgarbi. In una lettera riservata, inviata al museo regionale della Villa Imperiale, il critico d'arte ha chiesto provvedimenti. «Si è avuto modo di constatare che la pratica frequente d'irrorare con acqua porzioni più o meno estese di mosaico pavimentale è ancora in uso tra il personale di custodia», segnala Sgarbi, secondo il quale si tratta di un'attività effettuata «al solo scopo di ravvivare temporaneamente i colori per ingraziarsi visitatori e sollecitare implicitamente una mancia». Lo staff del critico d'arte individua il custode con due fotografie, chiede la sua destinazione ad altro servizio e l'apertura di un procedimento disciplinare. «Mi sono spostato verso il "Frigidarium", munito dello spruzzino nebulizzante in dotazione, al fine di rimuovere dei sedimenti di liquidi ed escrementi di uccelli presenti in quell'ambiente», si difende l'impiegato della Regione Sicilia in una relazione. Ad essere stato oggetto di un primo intervento, intanto, proprio il "Frigidarium", la stanza ottagonale dei bagni freddi, quella dalla quale inizia la visita di ogni turista. La stanza sulla quale Nevio Del Monico formulatore di materiali per il restauro, consulente dei Musei Vaticani voluto dal commissario Sgarbi, ha già applicato a tampone il litogen, un bionda bacteriostatico ad ampio spettro di azione, sciolto in una soluzione acquosa. Un'attività da «vere e proprie casalinghe», l'ha definita il critico d'arte, attraverso la rimozione delle polveri superficiali con pennelli piatti a setole lunghe e morbide, quelle chiamate dai tecnici «pennelli cinesi». Alla pulitura dovrà seguire il restauro vero e proprio. Le tessere continuano a saltare in tutti gli ambienti. Non esiste un restauratore tra il personale. Quando piove è un disastro. Si formano pozzanghere, le garze collocate a protezione delle aree critiche dei pavimenti si inzuppano d'acqua, rimangono umide. E tra un mosaico e l'altro cresce l'erba. Per il restauro dei mosaici staccati il pia-no Meli prevede 54 mila euro, per quello dei pavimenti musivi in pessimo stato 1 milione e 740 mila euro, per il recupero dei pavimenti privi di copertura 1 milione e 400 mila euro. Priva di copertura è sempre stata la "Latrina privata". L'ultimo temporale ha fatto saltare altre tessere al suo interno. Ricoperto di erba, all'interno del Peristilio, si trova il "Saccello dei Lari", l'altare dedicato alle divinità protettrici della casa romana. Sarà restaurato con 15 mila euro facendo emergere le figure geometriche. Pari a 500 mila euro le consulenze su microclima, scelta dei materiali ecocompatibili, metodologie degli interventi restauro ed illuminazione.