SI POTRÀ tacciarlo di populismo, accusarlo di volersi ergere a caporione, rimproverargli di fare comizi invece che spettacolo. Ma su una cosa non si può discutere: Beppe Grillo è sempre, ferocemente sulla notizia. Succede anche nel nuovo show, Beppe Grillo is Back, che segna il ritorno del comico nei teatri dopo sette anni di assenza e di pienoni nei palasport. E, dato che a Milano lo ospita lo Smeraldo, a rischio chiusura per il cantiere infinito che ha davanti, Grillo non si fa sfuggire l' occasione. La sua disamina sugli orrori di questo nostro pianeta bistrattato e malconcio inizia, complice il maxischermo avvolgente che domina la scenografia, con un volo d' uccello sulle immagini dei recenti disastri ambientali, dalle alluvioni in Pakistan ai terremoti di Haiti e Cile, per poi restringere il campo sempre più, fino a planare dritta su Milano, perché «questo è niente rispetto a quello che ho visto qui». Tecnologicissimo, il Grillo guru della Rete (il suo blogè uno dei più cliccati al mondo) usa le riprese da satellite in 3D di Google Earth e parte proprio dalla voragine di piazza XXV Aprile per mostrarci dall' alto lo scempio di una città «piena di Ground Zero, altro che New York». Cantieri, parcheggi, cementificazione selvaggia: il grillo parlante si scaglia contro Santa Giulia tirata su su campi pieni di liquami sversati «perché siamo avanti, i napoletani dovrebbero imparare da noi», la Moratti «sindaco, ma neanche lei sa com' è successo, "è stato mio marito", dice» e il governatore "Forminchione", Veronesi e la Città della Salute di Ligresti, ancora Ligresti e Citylife. E, naturalmente, contro l' Expo «che non lo voleva nessuno, soloi turchi, una roba ottocentesca. Si chiama "Nutrire il pianeta". Come, con il cemento?». È un fiume di parole inarrestabile per due ore e mezzo pienissime, irrequieto misura il palco da un lato all' altro, mentre sciorina i paradossi di un «paese alla rovescia», dalle manganellate a Terzigno al ritorno al nucleare, alla politica in mano ai vecchi e al Nano. Suda, si arrabbia, strepita, cade in ginocchio, ricorda il V-Day e mostra in video la sua Woodstock 5 Stelle, arringa il pubblico facendo il verso al dittatore («Italiani!»), poi ironizza sui suoi toni da propaganda, «sto diventando un comiziante? Beh, è la prima volta nel mondo di un comizio a pagamento... «. E il pubblico è tutto con lui, perché resta pur sempre un formidabile animale da palcoscenico. Anche se il banchetto elettorale del Movimento 5 Stelle è lì, appena fuori dalle porte del teatro.