La trave di legno coperta da una mano di vernice grigia. Le tonalità dell'intonaco giallo sulla facciata del corridoio vasariano diverse. La protesta non solo estetica dei commercianti: «I lavori di restauro sono finiti, ma ora piove dentro i negozi». È difficile accontentare i fiorentini. Specie se sono commercianti, quelli che spesso rientrano nello stereotipo del «non gli va mai bene niente». Specie poi se i commercianti sono quelli del Ponte Vecchio e se tra loro c'è una signora, Laura Piccini, una delle titolari della gioielleria Fratelli Piccini, che da anni e negli anni si è battuta e lamentata in tutte le forme del degrado del centro e soprattutto dei venditori abusivi. In questo caso però non è solo lei a lamentarsi di come si è concluso il restauro della facciata esterna del Corridoio Vasariano. Un restauro cominciato male, tra le polemiche, i problemi incontrati da Media Firenze, che doveva finanziare l'opera attraverso la pubblicità e che, probabilmente proprio a causa delle polemiche, di pubblicità poi ne ha trovata sempre meno. Scaricando l'incombenza e i costi sul groppone della soprintendenza del Polo museale. Avevamo tirato un sospiro di sollievo notando, con distrazione, che i ponteggi di un restauro così difficoltoso e delicato erano stati tolti con due mesi di anticipo rispetto alla data di fine lavori. A farci alzare dalla sedia per andare a vedere il risultato è stata una mail, arrabbiata e allo stesso tempo spiritosa. L'oggetto della mail: «Ponte Vecchio, anzi Ponte Arlecchino». E continua: «Entusiasmante queste tre tonalità di colore su Ponte Vecchio! Il popolo culturale ringrazia l'attuale amministrazione che con un colpo ha bloccato i lavori generando il nuovo Ponte Arlecchino, costato alle nostre tasche 200 mila euro per fare i lavori facendo andare via chi li doveva pagare con la pubblicità con impegni scritti a quanto dichiarato». La mail è corretta a metà. Il Comune con il restauro del vasariano non c'entra anche se il sindaco Matteo Renzi criticò la pubblicità con forchette e coltelli dell'Esselunga perché i lavori dopo l'addio di Media Firenze sono stati presi in carico (economicamente) dalla soprintendenza. Lavori divisi in tre lotti ma sospesi per alcuni mesi proprio per le vicissitudini di Media Firenze. Oggi i commercianti, come nel contenuto della mail, criticano il colore della facciata del vasariano. Un giallo che anche ad occhio non sembra così uniforme. Criticano la scelta di aver voluto verniciare di grigio la trave in legno a vista che sta sotto al tetto del corridoio. «Visto il risultato potevano lasciarlo come prima dice la signora Piccini il legno era molto più bello di una mano di intonaco. E poi gli operai hanno danneggiato le mattonelle che facevano defluire l'acqua piovana. Nei giorni scorsi è piovuto dentro e anche l'intonaco non sembra essere dello stesso colore. Questo cantiere è stato una dannazione, fin da quando è cominciato». Di fronte al negozio della Piccini un'altra commerciante guarda la facciata del vasariano e conferma, l'allagamento e il Ponte Arlecchino. Con il dito indica i mattoni rossi attorno alle finestrelle rimasti in vista e dice: «Ponte Vecchio meritava un lavoro fatto ad arte. E invece sembra sia stato fatto per terminare in fretta». Chiediamo allora spiegazioni all'architetto della soprintendenza che in questi quasi due anni ha seguito i lavori. «Per quanto riguarda l'intonaco giallo di certo il blocco dei lavori e il fatto di averlo spalmato in momenti diversi non ha fatto bene dice Mauro Linari però abbiamo fatto dei ritocchi è il risultato sembra abbastanza omogeneo. La scelta di dipingere la parte in legno è stata condivisa con l'ex direttore generale Lotti Ghetti. Abbiamo chiuso il cantiere due mesi prima del previsto nonostante tutti i problemi che conosciamo. Abbiamo ripulito tutte le finestrelle, risistemato le tegole. Ai commercianti dico se sono più bravi di noi lo rifacciano loro». Anche negli uffici della soprintendenza però si parla del Ponte Arlecchino e si riconosce il problema: «Era inevitabile, la calce è stata data in momenti diversi e con temperature diverse. Forse diventerà tutto più omogeneo con il tempo».