Tremila cineasti, attori e lavoratori al cinema hanno invaso il red carpet tra agenti antisommossa e slogan Un red carpet che passerà alla storia quello che ieri sera ha aperto la quinta edizione del Festival di Roma. Non la solita passerella con le star del film della serata, ma tutte, davvero tutte le «star» del cinema italiano: registi, attori, macchinisti, generici, sceneggiatori hanno occupato simbolicamente la cavea dell'Auditorium, al termine di un lungo corteo di 3mila persone che è sfilato a partire dal palazzetto dello sport. Non si vedeva da anni una manifestazione simile. E neanche un fronte così compatto di lotta. C'è l'Unione dei produttori, l'Anac, i Centoautori, i sindacati e via via tutte le associazioni di categoria. Più di trenta sigle del cinema riunite insieme per protestare contro i tagli del governo alla cultura, contro la distruzione sistematica dell'audiovisivo messa in atto da questo governo. «Tutti a casa» è il grido di battaglia che evoca il capolavoro di Comencini. Con fischietti, striscioni e magliette bianche sfila pacificamente il neonato movimento di lotta, venuto su spontaneo durante l'occupazione della Casa del cinema di Roma nei giorni scorsi. Ci sono davvero tutti ed è difficile «individuarli» in mezzo al corteo. Ettore Scola, Isabella Ferrari, Cristina e Francesca Comencini, Antonietta De Lillo, Massimo Ghini, Mimmo Calopresti, Ninetto Davoli, Giuseppe Cederna. Ed a un tratto compare pure Paolo Sorrentino, abitualmente il più restio alla «partecipazione» che viene preso d'assalto dalle telecamere. Il clima è davvero d'altri tempi. «Mori Bondi», recitano gli striscioni. «Furi Bondi» gridano altri contro il ministro della cultura. «Siamo qui per tutti i cittadini italiani, non solo perla nostra categoria», dice Ettore Scola serrato al centro del corteo. «Quello che vogliamo difendere è il diritto dei cittadini ad essere liberi di capire, di esercitare lo spirito critico che è quello che manca oggi e che si sviluppa grazie alla scuola, all'università, alla letteratura, alla pittura, al cinema. Insomma il diritto ad essere cittadini e non solo consumatori». Tutti a casa, gridano i manifestanti. «annamo la cricca a casa», grida col megafono il capo dei generici. «Il film inizia adesso». Ed è davvero un film emozionante quello passato ieri all'Auditorium. Stefano Rulli, in rappresentanza dei Cantautori è al centro della cavea che invita al senso di responsabilità, al confronto democratico, mentre i poliziotti in assetto antisommossa circondano l'area. Il dibattito è aperto. Proprio qui nel cuore del Festival. E qui per tutta la durata della kermesse capitolina ci sarà un presidio permanente del movimento. Niente riflettori dunque per le dive della serata Keira Knightley ed Eva Mendes, protagoniste del film di apertura, Last night. A sfilare tra i manifestanti, invece, sono Sergio Castellitto insieme alla giuria internazionale, per sostenere la battaglia del nostro cinema. A lui in sala il compito di leggere il comunicato dei manifestanti. Mentre il sit-in prosegue per tutta la durata della proiezione del film d'apertura. Una storia di amori e tradimenti poco entusiasmante. È il film passato fuori dall'Auditorium, invece quello più emozionante del festival.
Cinema. Rivolta sul tappeto rosso
Ieri sera, 3.000 persone, tra registi, attori, macchinisti e lavoratori del cinema, hanno sfilato sul red carpet del Festival di Roma per protestare contro i tagli del governo alla cultura e alla distruzione dell'audiovisivo. Il corteo, simbolicamente occupato dall'Auditorium, ha visto la presenza di oltre 30 sigle del cinema, tra cui Ettore Scola, Isabella Ferrari e Paolo Sorrentino. I manifestanti hanno gridato "Tutti a casa" e "Anniamo la cricca a casa" per difendere il diritto dei cittadini ad essere liberi di capire e esercitare lo spirito critico. Il movimento di lotta è stato lanciato spontaneamente durante l'occupazione della Casa del cinema di Roma.
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