Protesta da Sel al Pd contro la delibera che consente di alienare 15 immobili militari. "Ai rampanti immobiliaristi in cerca di affari ci sta già pensando la Regione Lazio" Bufera sulla vendita delle caserme "Operazioni spot, chi specula brinda" Luigi Nieri, assessore Bilancio Regione Lazio "Se il Campidoglio vuole valorizzare il patrimonio pubblico costituito dalle ex caserme, lo faccia non per fare cassa ma per rilanciare l'edilizia popolare". L'altolà con ricetta alternativa lanciato dal portavoce romano della Federazione della Sinistra, Fabio Nobile, riassume l'ostilità delle opposizioni sulla mega-operazione immobiliare che la maggioranza di centrodestra approverà domani in consiglio comunale. Una volta licenziata, la delibera 602010 varrà infatti come variante urbanistica e consentirà di vendere ai privati quindici edifici militari ormai dismessi che saranno poi trasformati (al netto di una piccola quota da destinare a servizi pubblici) in centri commerciali, condomini di lusso, strutture ricettive e varie altre attività. "Speriamo che l'amministrazione Alemanno consideri le istanze di quanti, associazioni e cittadini, rivendicano da anni il diritto primario all'abitare e non favorisca i soliti noti", conclude Nobile, "tanto più che ai rampanti immobiliaristi in cerca di affari ci sta già pensando la Regione Lazio con il nuovo piano casa dell'assessore Ciocchetti". Stessa linea del capogruppo di Sel alla Pisana Luigi Nieri ("È inaccettabile, Alemanno, come Polverini, preferisce favorire la speculazione"), condivisa dal Pd capitolino impegnato in una difficile manovra ostruzionistica per correggere "un provvedimento che manca del tutto di progettualità pubblica", tuona il consigliere Massimiliano Valeriani: "Invece di cogliere l'occasione per migliorare e ricucire il tessuto urbano aumentando gli spazi e i servizi per i cittadini, Alemanno si mostra prono agli interessi di Tremonti". Grave perché "l'obiettivo del ministero della Difesa è esclusivamente il massimo profitto, a prescindere se l'uso di questi immobili coinciderà con le esigenze di riqualificazione della città, progettate da anni dai singoli municipi", attacca il collega Athos De Luca. "Così avremo case di lusso e grandi magazzini che sconvolgeranno i quartieri e quel poco di commercio di prossimità che ancora esiste. L'operazione è un ricatto del governo nei confronti del Comune: prendere o lasciare". Il tempo stringe, ma qualcosa si può ancora fare: "L'operazione caserme diventi un'opportunità per dotare la capitale di servizi di cui è carente e per le emergenze sociali", esorta il Delegato alle Politiche abitative della Provincia Nicola Galloro, cui fa eco l'ex assessore all'urbanistica Roberto Morassut: "Sul loro utilizzo si apra una discussione che coinvolga l'intera città. Si tratta di beni che sono proprietà di tutti i romani ed è bene che tutti sappiano e decidano. Non si possono consentire operazioni a spot, pensate solo per far cassa e senza un disegno generale, pubblico e condiviso". Ma il Pdl fa quadrato: "La valorizzazione genererà ricadute positive sia in termini economici che di servizi al territorio".
Bufera sulla vendita delle caserme. "Operazioni spot, chi specula brinda"
La delibera 602010, approvata dal Consiglio comunale, consente la vendita di 15 immobili militari ormai dismessi per essere trasformati in centri commerciali, condomini di lusso e strutture ricettive. Le opposizioni, comprese Sel e il Pd, hanno espresso forte disapprovazione, accusando il governo di favorire la speculazione immobiliare e di non considerare le istanze dei cittadini e delle associazioni che rivendicano il diritto all'abitare. Il Pdl sostiene che la valorizzazione genererà ricadute positive sia economiche che di servizi al territorio.
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