I sindacati: troppi locali rischiano la chiusura e il Comune non fa niente Si prevede uninaugurazione piuttosto movimentata per il Festival del Cinema. Questa sera sul red carpet dellAuditorium, ai registi, agli attori, ai produttori convocati dallassociazione 100Autori per protestare contro il governo per i tagli al Fus (Fondo Unico dello Spettacolo) e il mancato rinnovo del tax credit, si aggiungeranno infatti i dipendenti dei cinema romani, preoccupati per la ventilata chiusura di alcune sale e per un futuro di incertezze e precarietà. Il Cub Informazione, cui aderiscono molti lavoratori del settore, ha indetto per oggi uno sciopero che nelle sale romane prevede la cancellazione degli ultimi due spettacoli. Dalle 19 i dipendenti dellesercizio saranno allAuditorium per una manifestazione e un volantinaggio in concomitanza con lapertura del festival. «Le ragioni della nostra protesta - spiega Mario Carucci, segretario di Cub Informazione - sono numerose. Non ci convince il piano di sviluppo di Cinecittà, che prevede unassurda ed esagerata cementificazione, ignorando quella che è e deve restare la mission degli stabilimenti di via Tuscolana. Rischiano la chiusura storici locali come Metropolitan e Maestoso. Resta ancora tutto da definire il definitivo futuro assetto del circuito Cecchi Gori, rilevato da Massimo Ferrero. Il Comune di Roma, malgrado le ripetute richieste e un elenco di settemila firme, raccolte fra gli spettatori per scongiurare la trasformazione del Metropolitan, tace e fa come le tre scimmiette, pur sapendo che se non viene posto un vincolo al cambio di destinazione duso, gran parte delle sale urbane potrebbero essere trasformate in supermercati o garage. Insomma il Comune di Roma, più che organizzare la festa del cinema, sembra intenzionato a fare la festa ai cinema. Inoltre - prosegue Carucci - da parte degli esercenti si tenta di scaricare il sensibile calo degli introiti pubblicitari, determinato dalla crisi economica, sul personale, attraverso la disdetta della contrattazione integrativa e cessioni di rami dazienda, che, favorendo la frammentazione, rischiano di mettere in crisi interi circuiti».