Lappello del direttore "È il periodo più difficile" Conservati 100mila volumi e 150mila fotografie Da 40 anni custodisce la storia del lavoro milanese. Falck, Ercole Marelli, Breda sono solo alcuni dei nomi più importanti dei preziosi archivi che ha raccolto, conservato e ordinato in quasi mezzo secolo la Fondazione Isec, listituto per la storia delletà contemporanea di Sesto San Giovanni, esempio unico nel Nord e rarissimo in Italia. Oggi, però, quello che è anche listituto per la memoria storica della Resistenza e del movimento operaio italiano è a un passo dalla chiusura definitiva. Con il rischio di perdere un patrimonio inestimabile per il nostro territorio, oltre che un posto di lavoro per archivisti e impiegati appassionati. E il problema sta tutto nelle risorse che mancano. In quanto onlus, listituto è stato finanziato negli anni da enti privati e pubblici che lhanno promossa e si erano impegnati nel sostenerla ma che da mesi hanno chiuso i rubinetti. Lanno scorso, in pratica, solo pochi hanno versato la loro quota, mettendo già in difficoltà le casse e le attività interne. Tra questi la Banca Popolare di Milano, A2A, Fondazione Cariplo ma anche il ministero per i Beni culturali e Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio di Milano, oltre al Comune di Sesto. È solo questione di tempo: se i fondi non arriveranno entro brevissimo, con il prossimo anno la chiusura della struttura sarà inevitabile. Per questo il direttore dellistituto lancia un accorato appello: «Listituto sta attraversando la crisi più grave della sua storia - scrive il direttore Luigi Ganapini anche sul sito della Fondazione - la politica dei tagli alla cultura del governo si sta riflettendo anche dove non ci sono finanziamenti pubblici con i privati che si stanno adeguando allindirizzo generale: chiediamo a tutti di intervenire con ogni mezzo per porre fine a questa distruzione». Centomila volumi, 150mila fotografie, quattro chilometri di scaffali, lIsec ha raccolto una documentazione fondamentale per ricostruire le vicende storiche, politiche ed economiche, lombarde e italiane. Ma anche approfondimenti e documentazione sulla storia del sindacalismo, specie negli anni caldi della lotta operaia testimoniata negli scritti non solo dal punto di vista delle imprese ma anche dei lavoratori. E poi ma non solo. Da sempre svolge e pubblica ricerche di storia contemporanea, organizza convegni e seminari di studio e collabora da anni con le università milanesi e le istituzioni locali. Unattività per cui ci vogliono allanno dai 300 ai 400mila euro: soldi che oggi mancano, la situazione è critica. Ogni attività di divulgazione pubblica e dibattito è sospesa, la sede di Sesto San Giovanni (donata dal Comune) resta aperta grazie ai collaboratori che continuano a lavorare nonostante non vengano pagati da quattro mesi. Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto, assicura: «È un patrimonio inestimabile per il quale mi impegno a mediare con le banche e le altre istituzioni affinché tutti facciano la loro parte e possa restare aperto».