"Vendere, vendere, vendere»: è bello sia lo slogan sia il contenuto dell'avvincente battaglia avviata da Giuliano Ferrara sul Foglio per convincere lo Stato a mettere sul mercato una parte consistente del suo patrimonio inutilizzato di immobili. La parte vendibile dello Stato ammonta a 500 miliardi di euro. Diciamo che riesce a incassare gli introiti: sarebbero 250 miliardi di euro che entrano nelle casse pubbliche. Vogliamo essere pessimisti e dire un quinto: sarebbero 100 miliardi di euro. Quante finanziarie. quante risorse perla scuola, l'università, la ricerca, il lavoro corrispondono a questa fantastica cifra? L'attivo patrimoniale pubblico, conferma il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, corrisponde al 138 per cento del prodotto interno lordo. Ci sono inoltre oltre settemila società controllate dagli enti locali che fanno concorrenza alle imprese private. Davvero pensate che un loro scongelamento non produrrebbe effetti elettrizzanti per lo sviluppo della nostra economia e della nostra società. Vendere, non svendere. E vendere quello che si pub. I soliti bacchettoni allarmisti e reazionari hanno sempre l'argomento choc: ma che siete pazzi, volete forse vendere il Colosseo? Certo che no. Ma case, caserme, edifici, beni demaniali lasciati all'incuria, all'abbandono, alla rovina si possono vendere, come no. E chi le acquistasse se ne prenderebbe cura, farebbe in modo di non depauperare un patrimonio pagato con i propri soldi. Il luogo comune identifica pubblico con statale. Se lo Stato distrugge il suo patrimonio, pur conservandone la titolarità, la cosa non scandalizza. Scandalizza invece che il mercato possa fare solo un uso perverso dei beni che acquista. Non scandalizza che con la fantastica cifra che rimpinguerebbe il bilancio dello Stato con la vendita di un patrimonio inutilizzato si può ovviare alla cronica penuria di fondi per la difesa e la salvaguardia di meravigliosi beni culturali. artistici, architettonici, paesaggistici. Con la vendita di un frammento del patrimonio pubblico si pub difendere l'integrità di Pompei, si possono finanziare laboratori e ospedali, si possono costruire strade, ponti, infrastrutture che davvero valorizzerebbero i beni pubblici, i beni di tutti. inalienabili, condivisi da ogni cittadino. Certo, bisognerebbe uscire dalla prigione ideologica che paralizza mente e fantasia. Bisognerebbe avere un'idea, meno statica e pietrificata della società e delle persone. Ma "vendere, vendere, vendere" è una buonissima idea. Che meraviglia se la politica cominciasse seriamente a pensarci.
Corriere della Sera
28 Ottobre 2010
Sì, però vendere, non svendere
PI
Pierluigi Battista
Corriere della Sera
Il giornalista Giuliano Ferrara ha lanciato una campagna per convincere lo Stato a vendere una parte del suo patrimonio inutilizzato di immobili. Il patrimonio pubblico ammonta a 500 miliardi di euro, che potrebbero entrare nelle casse pubbliche se venduti. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia conferma che l'attivo patrimoniale pubblico corrisponde al 138 per cento del prodotto interno lordo. Le società controllate dagli enti locali fanno concorrenza alle imprese private e potrebbero produrre effetti elettrizzanti per lo sviluppo dell'economia e della società.
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