Pulizia dei muri, il ministro stoppa i reclami Pdl Indietro, come un boomerang lanciato contro da membri della stessa squadra. Il governo rimanda al mittente le critiche dei deputati Pdl, Giancarlo Mazzucca e Giuliano Cazzola, contro il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici, Carla Di Francesco, poco entusiasta delle squadre di volontari nate per mondare i muri dai graffiti. Dopo la pulizia effettuata allo stadio Dall'Ara e in piazza Aldrovandi, Di Francesco scrisse una lettera al Comune e Ascom in cui lamentava le possibili «metodologie improprie e dannose, il rischio è rendere più difficile la corretta rimozione del vandalismo grafico». I due berlusconiani non apprezzarono e dopo aver ribadito più volte il proprio stupore di fronte alla bonarietà dell'operazione, segnalarono la vicenda al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Se secondo i deputati la «Di Francesco non si era resa conto di quanto stava avvenendo sotto i suoi occhi in materia di graffiti» per Bondi il direttore è invece uno dei protagonisti della lotta al degrado urbano. «Per prima ed in maniera determinata e determinante, la Direzione regionale ha contribuito ad affrontare il problema del degrado da vandalismo grafico», si legge nella risposta fornita ieri dal ministro, che prosegue sottolineando il valore delle «appropriate metodologie di pulitura del danno arrecato alle superfici del centro storico bolognese». La Direzione regionale aveva ben compreso l'emergenza graffitara e «ha offerto e sta offrendo un contributo qualificato» per la soluzione di una problematica «del quale solo recentemente la comunità bolognese, come quelle di altre città, sembra aver preso coscienza». Bondi insiste e declama compiaciuto i successi della Di Francesco, tra cui la nascita delle linee guida per la pulizia dei muri. compiuti anche «profondendo risorse umane ed economiche, pervenendo a risultati concreti e significativi che hanno suscitato un notevole interesse anche al di fuori del territorio bolognese». Diverse infatti le soprintendenze e i Comuni che hanno già fatto richiesta del kit contro il vandalismo grafico. Il ministro non si ferma e puntigliosamente sottolinea come quella del direttore regionale fosse «una fondata preoccupazione sui pericoli del fai-da-te», ben esemplificati dalle «antiestetiche toppe di colore» realizzate (involontariamente questa volta) dalle squadre di cittadini. Se mai ci fossero ulteriori dubbi, Bondi conclude invitando a non aggiungere «degrado ulteriore alle facciate già deturpate, circostanza che si è verificata con evidenza nell'intervento eseguito allo stadio dal gruppo di volontari». Soddisfatta la Di Francesco «non è giunto inaspettato il parere del ministro» che preferisce concentrarsi sul futuro: «Credo che l'attività di volontariato sia giusta e sacrosanta, il problema è solo il metodo e i materiali utilizzati. Adesso il centro storico è racchiuso da una perimetrazione ad hoc e bisogna seguire le linee guida per intervenire all'interno dell'area. Stiamo diffondendo le procedure e le informazioni necessarie in maniera capillare ma così intanto siamo tutelati e si evitano rischi nelle zone più delicate e a maggior contenuto di beni artistici». Diversa da Via Massarenti, per esempio, dove domenica anche Pier Ferdinando Casini si è dato da fare armato di rulla e pittura: «L'intenzione è più che nobile ed è un buon esempio, ma le vernici devono essere quelle giuste mentre il sistema diffuso a volte non lo è stato». In ami caso. il suo lavoro ha lasciato. metaforicamente, traccia: secondo Bondi le procedure messe a punto a Bologna «potrebbero costituire una metodologia pilota per il territorio nazionale». Intanto, come slogan per le prossime campagne dei volontari anti-graffiti si suggerisce «impara l'arte e mettila da parte».