Bene tax shelter e fondi, ma ora dai privati si deve ottenere di più A Giulio Tremonti, che regge con oculatezza i cordoni della borsa, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha spiegato "le ragioni per cui vale la pena confermare per i prossimi tre anni le misure di agevolazione fiscale. Queste agevolazioni hanno un effetto moltiplicatore. Ogni euro non incassato dall'erario per tax credit o tax shelter si tramuta in più di tre euro investiti nel territorio e nelle nostre imprese del cinema", come ha detto in un'intervista. E ieri agli operatori del settore, di concerto con il sottosegretario Gianni Letta, si è assunto l'impegno di ottenere entro fine anno la proroga delle agevolazioni, scommettendo contro quel "compatibilmente con le esigenze di bilancio" puntualizzato dal prudente Letta. Un passo positivo. Ciò nonostante è il momento per il ministro dei Beni culturali di insistere nei suoi progetti. Che comprendono il coinvolgimento dei privati nel finanziamento della cultura anche, ma non solo, attraverso l'estensione ad altri settori del sistema di tax credit e tax shelter. In Europa e in America gli esempi di come possa essere positivo il ruolo dei privati nell'investimento culturale pubblico sono del resto molti. Anche in paesi che pure, come la Germania o la Francia, adottano un sistema di finanziamento misto, a baricentro pubblico, profondamente diverso da quello liberale degli Stati Uniti. Anche in Gran Bretagna, dove i privati hanno assunto da tempo un ruolo importante, ad esempio nello sviluppo del mercato delle arti figurative, la crisi economica sta contribuendo a procedere in questa direzione. II ministro dei Beni culturali ha insomma iniziato un percorso largamente collaudato e condiviso in Europa. A questo punto servirebbe anche un segnale forte da parte del famoso mondo dei privati: delle imprese, delle banche, delle fondazioni. Battano un colpo, se credono a questa riforma liberale. Dimostrino sul campo la loro disponibilità. L'altro ieri, a Genova, attorno al capezzale del Carlo Felice è andata in scena una prima assoluta di questo nuovo modello, per ora soltanto possibile. Sandro Bondi non ha semplicemente chiesto aiuto di fronte a una catastrofe innaturale, ha prospettato un territorio comune per una nuova gestione già da ora virtuosa. Gli imprenditori liguri hanno risposto con attenzione e con la prudenza proverbiale di una città di commercio e finanza. Aspettano di vedere progetti credibili per mettere i quattrini. Più che giusto. Ma è giusto anche prendere atto di quanto Bondi e il suo ministero hanno già fatto sulla via del risanamento, e non solo degli enti lirici. II settore della cultura è uno dei pochi in cui in questi anni in Italia si stiano mettendo in atto davvero quelle riforme di efficienza che tutti auspicano. Ora serve crederci. Mano al portafogli
Provaci ancora Bondi
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha spiegato che le misure di agevolazione fiscale per il settore del cinema hanno un effetto moltiplicatore e che ogni euro non incassato dall'erario si tramuta in più di tre euro investiti nel territorio e nelle imprese del cinema. Ha anche assunto l'impegno di ottenere la proroga delle agevolazioni entro fine anno. Il ministro ha insistito sui suoi progetti, che comprendono il coinvolgimento dei privati nel finanziamento della cultura, anche attraverso l'estensione ad altri settori del sistema di tax credit e tax shelter. Ha citato esempi di come il ruolo dei privati nell'investimento culturale pubblico possa essere positivo in Europa e in America.
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