Maschio del Castello, il Comune rinuncia al progetto già sottoscritto. E' polemica Il Maschio del Castello di Vigevano non è più destinato a ospitare le biblioteche cittadine, anche se i restauri già in corso continuano. L'amministrazione leghista, guidata dal sindaco Andrea Sala, ha infatti deciso di rescindere il contratto per la fornitura degli arredi stipulato dalla precedente giunta, pur pagando una penale di oltre 20mila euro, mettendo così fine al progetto di trasferire le biblioteche in Castello. L'assessore alla cultura Giorgio Forni ha infatti intenzione di ridefinire con la Soprintendenza le varie destinazioni d'uso dell'edificio, nato in epoca medievale e ampliato e abbellito dalle famiglie Visconti e Sforza fino a trasformarlo nel più grande complesso fortificato d'Europa, su cui svetta la torre di Donato Bramante. Un insieme di edifici in parte già utilizzati per scopi culturali anche molto diversi tra di loro, e in parte in perenne attesa di restauro: l'intervento di sistemazione del Maschio sembrava destinato a mettere un punto fermo, ma la scelta di collocare nell'ara più prestigiosa del palazzo ducale le biblioteche non ha incontrato il favore dell'attuale amministrazione, anche a causa di motivi tecnici come alcuni ritrovamenti archeologici che hanno creato problemi al progetto; si vorrebbe quindi destinare le ampie sale a scopi più remunerativi dal punto di vista turistico, ma non ancora resi noti. Il 5 novembre è previsto l'incontro dell'assessore alla cultura con i rappresentanti delle Soprintendenze ai beni architettonici e ai beni artistici, nonché della biblioteca Braidense, che qui ha un deposito, per ottenere risposte in merito al futuro del Castello. Un confronto importante, tanto che lo stesso Forni ha annunciato che potrebbe ricorrere addirittura ad una sorta di «occupazione» del Castello in caso non ottenesse ciò che il Comune chiede. Solo da poco più di una decina d'anni la città ha ripreso possesso del maniero, sede militare fino al1968. Nel 1978 iniziarono i lavori di recupero tuttora in corso. E alla fine degli anni 90 è stato siglato un accordo con il ministero dei Beni Culturali e la Regione per arrivare a un suo riutilizzo e a una sua riapertura.