La situla della Certosa, una preziosa anfora di bronzo etrusca della metà del VI secolo a.C., insieme a vasi attici, a vari cofanetti, le piccole statue egizie usate per il corredo funebre, uno dei quali mai esposto al pubblico, e all'Askòs Benacci, un bizzarro oggetto a forma di animale fantastico con corpo panciuto e testa di toro dalle corna ricurve. Sono questi alcuni dei preziosi reperti del Museo Civico Archeologico che nelle prossime settimane usciranno dalle vetrine per essere esposti alla curiosità del pubblico, illustrati da esperti archeologi. Da oggi al 15 maggio si susseguiranno infatti conferenze e visite guidate nel museo comunale, che si propone così di incrementare i contatti con il mondo archeologico bolognese e al contempo di cercare nuovi pubblici, puntando ad esempio sull'oreficeria, come conferma l'appuntamento del 14 novembre con il bolognese Marco Casagrande, orafo che sperimenta la riproduzione di gioielli sulla base di antiche tecniche. Seguendo lo stesso filo, da gennaio l'archeologia incontrerà anche ingegneri, artigiani come Vincenzo Pastorelli che lavora il ferro e archeozoologi come Antonio Curci. E poi, a fine novembre, la settima rassegna sul documentario archeologico curato dal Gabo, il Gruppo archeologico bolognese nato nel 1991, «seconda solo alla manifestazione sul Cinema archeologico di Rovereto», precisa Marco Mengoli per il gruppo di appassionati. Non mancheranno gli incontri dedicati agli Etruschi, che nelle sale sono di casa, e alla preziosa collezione egizia, la terza in Italia, ricorda la direttrice del museo Paola Giovetti, con un progetto già avviato con l'Enea relativo alla tomba del generale Horemheb, vissuto più di 3.000 anni fa. «L'idea continua la Giovetti è di riprodurre i rilevi custoditi a Bologna, che resteranno qui, per poter collocare le copie nella tomba che si trova nella Valle dei Re». Il museo da sempre cerca di assecondare la sua vocazione didattica e «le visite guidate, che a volte vengono snobbate, non vanno considerate solo una routine, ma sono il centro della nostra attività» - aggiunge Mauro Felicori, direttore dell'Istituzione Musei Civici. «L'Archeologico è l'ombelico di Bologna, inserito nella vita quotidiana delle persone, e noi vogliamo realizzare un sistema archeologico unitario perché un cittadino non sta a guardare se un museo è del comune o dell'Università. Ai tagli siamo capaci di reagire con forza». E con progetti, come la Festa dell'archeologia che, anticipa la Giovetti, dovrebbe tenersi nel prossimo settembre in occasione dei 2.200 anni dalla fondazione della Bononia romana e dei 130 anni dall'apertura del museo. Oggi pomeriggio alle 16, intanto, lo staff del museo presenterà al pubblico tutti gli appuntamenti, consultabili anche su www.comune.bologna.itmuseoarcheologico.