Gli scavi archeologici nel sottosuolo di Palazzo Valentini sono diventati esposizione permanente. Il suggestivo percorso tra i resti di «domus» patrizie di età imperiale, appartenenti a potenti famiglie dell'epoca, forse a senatori, con mosaici, pareti decorate, pavimenti policromi, basolati e altri reperti, è valorizzato da un intervento curato da Piero Angela e da un'équipe di tecnici come Paco Lanciano e Gaetano Capasso, che hanno ridato vita alle testimonianze del passato attraverso ricostruzioni virtuali, effetti grafici e filmati. Il visitatore, viaggiando all'interno di una grande «domus» dell'antica Roma, vede così «rinascere» strutture murarie, ambienti, peristilii, terme, saloni, decorazioni, cucine, arredi. Alla fine del percorso, un grande plastico che ricostruisce l'area in età romana e le varie fasi di Palazzo Valentini, aiuta a ritrovarsi nel contesto urbano attraverso le sue numerose stratificazioni storiche. Palazzo Valentini fu edificato a partire dalla fine del Cinquecento su iniziativa del Cardinale Michele Bonelli, nipote del papa Pio V, il porporato che aveva promosso una vasta operazione di bonifica della zona dei Fori imperiali. Nei primi del Settecento il Palazzo venne dato in affitto ai principi Ruspoli che vi ospitarono, tra gli altri, il compositore Georg Friedrich Händel. Alla metà del secolo, l'intero stabile fu acquistato dal cardinale Giuseppe Spinelli cui si deve la sistemazione nel Palazzo della ricca biblioteca. Nel 1827 l'edificio venne acquistato dal banchiere Vincenzo Valentini che stabilì qui la sua dimora, promuovendo il completamento dei lavori verso il Foro. Nel 1873 il Palazzo passò alla Deputazione Provinciale di Roma.